Conviene vendere su Amazon? Conti e passi
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La domanda arriva sempre nello stesso modo: ho un negozio o un laboratorio, Amazon ha i clienti, tanto vale mettere i prodotti lì. È una scelta ragionevole, ma si decide con i numeri di un ordine tuo, non con i fatturati del marketplace. Qui trovi il conto di cosa resta su una vendita, il punto in cui il piano a canone costa meno di quello a pezzo, la lista di cosa serve per aprire l'account e le tre cose che su Amazon non decidi tu. I numeri sono quelli del listino ufficiale di Amazon per l'Italia, le regole quelle delle fonti in fondo. Se invece stai confrontando marketplace e sito proprio in generale, il conto completo è nella guida sulle piattaforme per vendere online.
Quando conviene e quando no
Amazon conviene quando vendi un prodotto che la gente cerca per nome o per categoria, con un margine lordo sopra il 40%, e quando hai bisogno di vendere subito senza costruirti il traffico. Ti porta domanda già pronta: è l'unica cosa che nessun negozio nuovo ha.
Non conviene quando il tuo margine sta sotto il 30%, quando il valore del tuo prodotto è il tuo nome (artigianato, produzione a marchio, selezione) o quando vendi lo stesso articolo che vendono altri venti: in quel caso finisci a competere sul prezzo dentro una vetrina che non è tua. E non conviene come canale unico, mai, per una ragione semplice: l'account si può sospendere e il cliente che ha comprato non è tuo.
La scelta reale quindi non è Amazon oppure il negozio. È in quale ordine, e con quanto peso. La maggior parte dei negozi italiani che vende bene online fa entrambe le cose: Amazon per il volume sui prodotti standard, negozio proprio per i clienti che tornano.
I due piani e il punto esatto in cui si pareggiano
Amazon ha due modi di farti pagare l'accesso. Il piano Individuale costa 0,99 € per articolo venduto, senza canone. Il piano Professionale costa 39 € al mese più IVA, senza costo per pezzo.
Il pareggio si calcola in una riga: 39 diviso 0,99 fa 39,4. A 40 pezzi venduti in un mese l'Individuale ti costa 39,60 €, cioè più dei 39 € fissi del Professionale. Sotto i 39 pezzi al mese conviene l'Individuale, sopra conviene il canone. È un numero che vale la pena tenere a mente perché molti aprono il Professionale il primo giorno, quando vendono tre pezzi al mese, e pagano 39 € per fare 2,97 € di commissioni.
Attenzione a una cosa: il canone si paga anche nei mesi a vendite zero. Se la tua stagione è novembre e dicembre, dieci mesi di Professionale fermo sono quasi 400 € più IVA buttati. Il piano si può cambiare, ma va cambiato prima, non dopo.
- Meno di 39 pezzi al mese: piano Individuale, 0,99 € per articolo venduto
- Da 40 pezzi al mese: piano Professionale, 39 € al mese più IVA
- Stagionalità forte: Individuale fuori stagione, Professionale nei mesi di punta
Cosa resta in tasca su un ordine da 30 euro
Qui sta il pezzo che nelle guide italiane non trovi fatto: la tariffa di segnalazione (la percentuale di Amazon sulla vendita) sta fra l'8% e il 15% per la gran parte delle categorie, con un minimo di 0,30 € per articolo, ed è calcolata sul totale pagato dal cliente, spese di spedizione incluse. Non sul tuo ricavo. Non al netto dell'IVA.
La differenza non è un dettaglio. Prendi un prodotto in vetrina a 30 € spedizione inclusa, categoria al 15%, spedito da te con un contratto da corriere, piano Professionale e 40 pezzi al mese.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Prezzo in vetrina, IVA compresa | 30,00 € |
| IVA 22% da versare | 5,41 € |
| Il tuo ricavo netto | 24,59 € |
| Tariffa di segnalazione, 15% sui 30 € pagati dal cliente | 4,50 € |
| Quota del canone, 39 € divisi su 40 pezzi | 0,98 € |
| Spedizione, fascia fino a 2 kg | 5,50 € |
| Costo di acquisto o produzione del prodotto | 12,00 € |
| Quello che resta a te | 1,61 € |
Il numero da portarsi dietro
Quei 4,50 € di segnalazione sono il 15% del prezzo in vetrina, ma sono il 18,3% del tuo ricavo netto: 4,50 diviso 24,59. Se nel tuo foglio di calcolo hai messo 15%, hai sbagliato di tre punti e mezzo, e tre punti e mezzo su un prodotto a basso margine sono tutto il margine.
Lo stesso vale per la spedizione: se offri la spedizione gratuita alzando il prezzo in vetrina, su quell'aumento Amazon prende la sua percentuale. La spedizione gratuita su un marketplace costa più che su un negozio tuo, e nessuno te lo dice al momento dell'iscrizione.
Cosa ti serve prima di aprire l'account
La registrazione in sé è questione di mezz'ora, ma si blocca se non hai i documenti pronti. Vale la pena metterli in fila prima, in questo ordine.
- 1Una posizione fiscale in regola: se vendi in modo abituale e continuativo serve la partita IVA, perché l'abitualità dell'attività commerciale è il presupposto dell'obbligo (DPR 633/1972, art. 4). Per il tuo caso specifico lo conferma il commercialista, non una guida.
- 2I dati dell'impresa come stanno in Camera di Commercio: ragione sociale, indirizzo, partita IVA. Devono combaciare, non essere simili.
- 3Un conto bancario intestato all'impresa, su cui Amazon ti verserà gli accrediti, e una carta valida per il canone.
- 4Un documento di identità del legale rappresentante per la verifica: l'account resta sospeso finché la verifica non è chiusa.
- 5Il codice EAN o GTIN dei tuoi prodotti. Se produci tu e non hai i codici, li devi acquistare dall'ente che li assegna prima di poter caricare le schede.
- 6Le schede prodotto già scritte: titolo, bullet, descrizione, foto su fondo bianco. Caricare a mano cinquanta prodotti senza averli preparati è il momento in cui la gente si arrende.
FBA o spedisci tu
Con la Logistica di Amazon (FBA) mandi la merce nei loro magazzini e loro si occupano di stoccaggio, spedizione e assistenza clienti, resi compresi. Dichiarano che il 70% degli ordini FBA arriva in due giorni o meno, e per i prodotti sotto i 20 € esistono tariffe ridotte applicate in automatico. Amazon dichiara anche un aumento medio delle vendite del 35% passando a FBA, ma lo scrive citando una sua analisi del 2019-2020 e precisando che non garantisce alcun risultato: trattalo come un dato di parte, non come una previsione sul tuo prodotto.
FBA ha senso se vendi articoli piccoli, standard, che ruotano: paghi la logistica solo quando la usi e ti togli l'imballaggio dalle mani. Ha molto meno senso se il tuo prodotto è fragile, grande, deperibile o se ruota lentamente, perché lo stoccaggio si paga a metro cubo al mese e nel trimestre ottobre-dicembre quasi raddoppia (27,54 €/m³ da gennaio a settembre, 52,20 €/m³ da ottobre a dicembre). Un prodotto che resta sei mesi in magazzino per essere venduto una volta a Natale paga stoccaggio nel periodo più caro.
C'è anche il caso ibrido, ed è quello che funziona per molti negozi fisici: FBA sui tre o quattro articoli che vendi a volume, spedizione tua su tutto il resto. Richiede di avere le fasce di peso configurate bene da te, che è esattamente il lavoro che serve anche per il tuo negozio: lo trovi spiegato nella guida sui costi di spedizione.
Le tre cose che su Amazon non decidi tu
Questa è la parte che pesa più delle commissioni, e non compare in nessun listino.
La prima è la vetrina. Quando più venditori offrono lo stesso articolo, la scheda è una sola e il pulsante di acquisto va a un venditore per volta. Prezzo, disponibilità e qualità del servizio contano; il tuo nome no. Puoi perdere il pulsante perché un altro ha abbassato di venti centesimi, e il tuo prodotto resta visibile ma non vendibile al primo click.
La seconda è il posizionamento. L'ordine in cui le schede compaiono lo decide un algoritmo che non controlli e che cambia. Un diritto ce l'hai: le piattaforme devono rendere noti i parametri principali che determinano il posizionamento, obbligo introdotto dal regolamento europeo sulle relazioni tra piattaforme e imprese, in applicazione dal 12 luglio 2020, su cui la Commissione ha pubblicato orientamenti specifici. Da sapere, perché cambia il quadro: il 19 novembre 2025 la Commissione ha proposto di abrogare quel regolamento, ritenendo che la legge sui servizi digitali e quella sui mercati digitali offrano tutele più ampie. Gli orientamenti sulla trasparenza del posizionamento restano comunque rilevanti.
La terza è il cliente. Chi compra sulla piattaforma è cliente della piattaforma: l'indirizzo email per rivendergli qualcosa, la lista di chi ha comprato cosa, il permesso di scrivergli a Natale non sono tuoi. Un negozio da 500 ordini l'anno su Amazon, dopo tre anni, ha 1.500 ordini e zero clienti in rubrica. Lo stesso negozio con un sito proprio ha una lista.
Il fisco vede quello che vendi sulla piattaforma
Vale la pena dirlo chiaro perché gira ancora l'idea opposta: le piattaforme digitali sono obbligate a raccogliere e comunicare all'amministrazione fiscale i dati dei venditori che operano tramite loro e i corrispettivi incassati. In Italia l'obbligo è nel D.Lgs. 32/2023, che recepisce le regole europee sullo scambio automatico di informazioni.
Tradotto: il numero di vendite e gli importi arrivano all'Agenzia delle Entrate indipendentemente da cosa dichiari tu. Non è un motivo per non vendere su Amazon, è un motivo per aprire con la posizione fiscale a posto dal primo ordine. Se stai valutando di partire senza partita IVA, le soglie e i casi veri sono nella guida su aprire un ecommerce senza partita IVA. Per la tua situazione specifica serve il commercialista: qui ci sono le regole, non il tuo caso.
Il conto a 36 mesi, messo accanto a un negozio tuo
Facciamo l'ipotesi di un negozio che va discretamente: 40 ordini al mese da 30 € medi, categoria al 15%, piano Professionale. Fanno 14.400 € di vetrina l'anno: numeri realistici per un negozio di paese che mette online il suo catalogo.
Il canone è 39 € al mese, cioè 1.404 € in tre anni. La segnalazione, al 15% su quella vetrina, è 2.160 € l'anno, cioè 6.480 € in tre anni. Totale ad Amazon: 7.884 €, senza contare FBA né pubblicità interna.
| Voce | Amazon | Negozio tuo |
|---|---|---|
| Accesso al canale | 1.404 € di canone (39 €/mese) | 1.999 € una volta sola |
| Percentuale sulle vendite | 6.480 € (15% su 43.200 €) | nessuna |
| Commissioni di pagamento | incluse nella segnalazione | circa 870 € (1,5% + 0,25 € per ordine) |
| Hosting e manutenzione | nessuno | 300-900 € in tre anni (stima) |
| Totale a 36 mesi | 7.884 € | circa 3.700-4.300 € |
| Di chi è il canale alla fine | di Amazon | tuo |
Perché il conto non chiude la questione
Il negozio tuo costa meno, ma il traffico lo devi portare: Amazon te lo dà compreso nella percentuale. Chi legge questo conto e chiude Amazon il giorno dopo sbaglia, perché si toglie la domanda e si tiene il lavoro.
Il conto serve a un'altra cosa: a dirti che la percentuale che paghi è un affitto, e che dopo tre anni hai pagato due volte e mezzo quello che costa avere un canale tuo. Il nostro ecommerce completo ha un prezzo dichiarato, si paga una volta e resta tuo per contratto anche se smetti di lavorare con noi: nessuna percentuale sugli ordini, nessun canone che continua. La sequenza che ha senso è tenere Amazon per quello che fa bene, cioè il volume, e intanto costruire il canale su cui i clienti tornano.
Riassunto operativo: se fai meno di 39 pezzi al mese apri l'Individuale e non il Professionale; metti nel foglio di calcolo la segnalazione sul prezzo lordo (sul tuo netto pesa tre punti in più); valuta FBA solo sugli articoli che ruotano; non offrire spedizione gratuita su un marketplace senza aver ricalcolato il margine; apri con la partita IVA a posto, perché i tuoi dati li comunicano loro. E tratta Amazon per quello che è: un canale in affitto che ti porta domanda. Il posto dove il cliente torna lo devi avere tu.
Domande frequenti
L'accesso costa 0,99 € per articolo venduto con il piano Individuale, oppure 39 € al mese più IVA con il Professionale. A questo si aggiunge sempre la tariffa di segnalazione sulla vendita, fra l'8% e il 15% per la gran parte delle categorie, con un minimo di 0,30 € per articolo. Non c'è un costo di apertura.
Se vendi in modo abituale e continuativo sì: l'obbligo nasce dall'abitualità dell'attività commerciale (DPR 633/1972, art. 4), non dalla piattaforma. Per vendite occasionali di roba tua esistono margini diversi, ma sono stretti e vanno verificati col commercialista: ricorda che le piattaforme comunicano al fisco i dati dei venditori e gli importi incassati.
Il pareggio è a 39-40 pezzi venduti in un mese: 40 articoli a 0,99 € fanno 39,60 €, più dei 39 € fissi del canone. Sotto conviene l'Individuale, sopra il Professionale. Se la tua attività è stagionale, cambiare piano fra i mesi di punta e il resto dell'anno evita di pagare il canone a vendite zero.
Sì. La tariffa di segnalazione è calcolata sul totale pagato dal cliente, spese di spedizione incluse. Significa che se alzi il prezzo per offrire la spedizione gratuita, su quell'aumento paghi la percentuale: il margine va ricalcolato prima, non dopo il primo mese di ordini.
FBA conviene su articoli piccoli, standard e che ruotano, perché paghi la logistica a consumo e ti liberi dell'assistenza. Conviene meno su prodotti grandi, fragili o a rotazione lenta, perché lo stoccaggio si paga a metro cubo al mese e nel trimestre ottobre-dicembre passa da 27,54 a 52,20 €/m³. Molti tengono FBA sui prodotti di punta e spediscono il resto da sé.
Sì, ed è la configurazione più solida. Amazon porta volume sui prodotti standard, il negozio tuo tiene i clienti che tornano, gli articoli a marchio e le vendite senza percentuale. L'unico lavoro in più è mantenere allineate giacenze e prezzi fra i due canali, cosa che si imposta una volta.
Vendere qualche oggetto usato tuo su un marketplace fra privati è un'altra cosa dal vendere prodotti per farne un'attività: nel secondo caso scatta l'abitualità e con essa gli obblighi fiscali. Se vuoi provare prima di aprire la posizione, parti da pochissimi articoli e parla col commercialista con i numeri reali in mano.
Fonti
- Amazon, piani di vendita e tariffe per l'Italia
- Amazon, Logistica di Amazon (FBA)
- Commissione europea, pratiche commerciali tra piattaforme e imprese
- D.Lgs. 32/2023, comunicazione dei dati dei venditori dalle piattaforme (Normattiva)
- DPR 633/1972, art. 4, esercizio di imprese (Normattiva)
- Stripe, commissioni carte (per il conto del negozio proprio)
