Ecommerce

Piattaforme per vendere online: il conto vero

9 minuti di lettura

Un negozio online aperto su computer, tablet e telefono

Se cerchi "piattaforme per vendere online" trovi classifiche: Amazon primo, eBay secondo, poi Temu, Zalando, AliExpress. Sono classifiche di visite, non di convenienza. Ti dicono dove va la gente, non quanto ti resta in tasca a fine mese. E la differenza tra le due cose, per un negozio che fa 4.000 euro al mese, vale più di 6.000 euro all'anno. Qui mettiamo in fila le commissioni vere, prese dalle pagine ufficiali delle piattaforme, e il conto che dice quale ti conviene. Se invece sei ancora al passo prima, la sequenza completa sta in come aprire un negozio online.

Due famiglie di piattaforme, non venti

Tutte le piattaforme che trovi nelle classifiche stanno in due gruppi, e i due gruppi ti vendono cose diverse.

Un marketplace (Amazon, eBay, Etsy, Zalando, ManoMano) ti vende pubblico. Non devi farti trovare: la gente è già li' che cerca. In cambio paghi una percentuale su ogni ordine, per sempre, e il cliente non è tuo: l'indirizzo email, lo storico degli acquisti e il rapporto restano alla piattaforma.

Una piattaforma per il tuo negozio (Shopify, WooCommerce, Prestashop, o un negozio fatto su misura) ti vende un posto tuo. Non c'è nessuno che passa: il pubblico lo devi portare tu, con la vetrina fisica, il passaparola, i social, Google. In cambio non paghi percentuali di vendita a nessuno, solo le commissioni di chi incassa la carta, e la lista clienti è tua.

Chi confonde le due cose sbaglia il conto in partenza. "Shopify costa meno di Amazon" non vuol dire niente, perché Amazon ti porta i clienti e Shopify no. La domanda giusta è un'altra: quanto ti costa il pubblico che non hai?

MarketplaceNegozio tuo
Cosa compriPubblico che c'è giàUn posto tuo, vuoto
Come paghiPercentuale su ogni ordine, a vitaCosto di partenza, poi solo l'incasso
Chi porta i clientiLa piattaformaTu
Di chi è il clienteDella piattaformaTuo
PrezzoConfrontato con dieci concorrenti nella stessa schermataLo decidi tu
Se smetti di pagareSpariscono le inserzioniIl negozio resta
Le due famiglie a confronto

Quanto ti prende un marketplace: Amazon ed eBay con i numeri in chiaro

Su Amazon paghi due cose separate. Il piano di vendita: 0,99 euro per articolo venduto con il piano Individuale, oppure 39 euro al mese IVA esclusa con il piano Professionale, che è quello che serve se vendi più di 40 pezzi al mese o vuoi fare pubblicità interna. E la tariffa di segnalazione, cioè la percentuale che Amazon trattiene su ogni vendita: la maggior parte delle categorie sta tra l'8% e il 15%, con un minimo di 0,30 euro per articolo, e si calcola sul totale pagato dal cliente, spese di spedizione incluse.

La percentuale cambia molto da categoria a categoria, e cambia la convenienza di tutto il resto. Vale la pena guardare la tua prima di fare qualsiasi conto.

  • Se usi la logistica di Amazon (FBA) ci sono in più le tariffe di gestione per pezzo, lo stoccaggio (27,54 euro per metro cubo al mese da gennaio a settembre, 52,20 da ottobre a dicembre per le categorie standard) e, dal 17 aprile 2026, un supplemento carburante e logistica dell'1,5% sulle tariffe di gestione.
  • Su eBay la situazione è diversa e genera molta confusione: vendere su eBay.it è gratuito per i venditori privati con indirizzo nello Spazio economico europeo, senza commissione sul valore finale, con 150 inserzioni gratuite al mese. Ma le tariffe dei venditori professionali sono un'altra cosa, scritta in un'altra pagina: se vendi come attività, quelle sono le tue.
  • Sempre su eBay: 0,35 euro per ogni inserzione oltre la quota gratuita, 19,95 euro al mese per il Negozio Base (che porta la quota a 250 inserzioni), una tariffa internazionale tra l'1,46% e il 4,03% quando consegni fuori dall'Eurozona e dalla Svezia, e un costo di conversione valuta del 3% che dal 2 dicembre 2026 sale al 3,25%.
CategoriaTariffa di segnalazione
Casa e cucina, giardino, sport, giocattoli, scarpe15%
Abbigliamento e accessori5% fino a 15 euro, 10% tra 15 e 20 euro, 15% sopra
Alimentari e gastronomia5% fino a 10 euro, 15% sopra
Birra, vino e liquori10%
Handmade (artigianato)12%
Utensili e fai da te13%
Elettronica e informatica7%
Gioielli20% fino a 250 euro, 5% sopra
Tariffe di segnalazione Amazon per alcune categorie italiane (fonte: sell.amazon.it)

Quanto ti prende un negozio tuo

Nel tuo negozio non c'è nessuna percentuale di vendita. C'è solo la commissione di chi ti incassa la carta, e costa un ordine di grandezza meno.

Stripe, uno dei gestori di pagamento più usati in Italia, sul listino pubblico applica 1,5% più 0,25 euro per le carte standard dello Spazio economico europeo, 2,8% più 0,25 euro per le carte premium, 3,15% più 0,25 euro per le carte internazionali, 0,35 euro fissi per l'addebito diretto SEPA. Nessun costo di attivazione e nessun canone mensile. Le contestazioni (gli storni) costano 20 euro ciascuna: è la voce che la gente dimentica e che fa male se vendi prodotti contestabili.

Poi hai i costi che restano: dominio, hosting, aggiornamenti e manutenzione. Qui sta il punto che cambia tutto: non crescono con il fatturato. Se raddoppi le vendite la percentuale del marketplace raddoppia, l'hosting no. Il dettaglio di cosa continua a costare sta sulla pagina di quanto costa un ecommerce.

C'è però una voce che nel tuo negozio esiste e sul marketplace no: portare la gente. Pubblicità, contenuti, email, Google. Non è gratis e non è immediata.

Il conto che decide: a che punto la percentuale costa più del negozio

Prendi un negozio che vende 4.000 euro al mese online, scontrino medio 50 euro, quindi 80 ordini al mese. Categoria al 15%, che è la più comune (casa, cucina, giardino, sport, giocattoli).

Sul marketplace: 600 euro di tariffa di segnalazione, più 39 euro di piano professionale. Fa 639 euro al mese, 7.668 euro all'anno. Senza contare logistica e pubblicità interna.

Nel tuo negozio: 1,5% di 4.000 euro fa 60 euro, più 0,25 euro per 80 ordini fa 20 euro. Totale 80 euro al mese, 960 euro all'anno, più i costi fissi che non si muovono quando vendi di più.

La differenza è di circa 6.700 euro all'anno, ogni anno. Un negozio completo costa 2.499 € una volta sola: con una categoria al 15% basta vendere intorno ai 1.400 euro al mese perché in dodici mesi le sole commissioni del marketplace superino quella cifra. Dal secondo anno la percentuale continua e il negozio è pagato.

VoceSu un marketplaceNel tuo negozio
Percentuale sulle vendite600 euro al mese0
Canone della piattaforma39 euro al mese0
Commissioni di incassoincluse nella percentuale80 euro al mese
Totale variabile a 12 mesi7.668 euro960 euro
Se raddoppi le venditeraddoppiacresce solo l'incasso
Chi porta i clientila piattaformatu, e lo devi mettere a budget
4.000 euro di vendite al mese, 80 ordini, categoria al 15%

La domanda che viene prima della piattaforma

Il conto di sopra dice che il negozio tuo conviene. E' vero solo a una condizione: che tu abbia già un pubblico, o che sia realistico costruirlo.

Hai un pubblico tuo se hai un negozio fisico con clienti abituali, una reputazione in zona, una lista di contatti, un profilo social seguito, una fiera o un mercato dove ti conoscono. In quel caso il marketplace ti sta facendo pagare il 15% per una cosa che hai già: ti sta vendendo la visibilità verso gente che ti avrebbe trovato comunque, e intanto ti mette accanto a dieci concorrenti che costano due euro meno.

Non hai un pubblico tuo se vendi un prodotto che nessuno cerca per nome, in una categoria dove la gente compra per abitudine sul marketplace (ricambi generici, consumabili, accessori), e non hai né negozio fisico né nessuno che ti conosca. Lì il marketplace è il posto da cui partire: il 15% su qualcosa batte lo 0% su niente.

Il caso che si vede più spesso nelle piccole attività italiane è il primo. Un laboratorio, una cantina, un negozio specializzato, un produttore: hanno già chi li conosce e non hanno dove mandarlo a comprare. Se ti vendi a negozi e non a privati, il ragionamento cambia ancora e lo trovi in ecommerce B2B per piccole aziende.

La sequenza che funziona per una piccola attività

Non è una scelta tra due porte chiuse. Nella pratica le due cose convivono, e l'ordine conta.

  • Parti dal negozio tuo con i prodotti che girano: i primi venti o trenta, non il catalogo intero. Serve un posto dove mandare chi ti conosce già.
  • Manda al negozio il pubblico che hai: cartello in vetrina con un QR, firma delle email, bio dei social, scontrino, Google Business Profile. Sono i primi ordini che costano zero.
  • Metti sul marketplace solo i prodotti su cui regge il 15%: quelli con margine alto o prezzo sopra la media. Non tutto il catalogo, perché sui prodotti a margine basso la percentuale ti porta sotto costo.
  • Usa il marketplace come acquisizione, non come casa: nel pacco metti un biglietto con il tuo sito. Dentro la piattaforma non puoi fare marketing, nel pacco sì.
  • Guarda ogni trimestre quanto hai pagato di percentuali: è il numero che ti dice quando il negozio tuo è diventato il canale principale.

Tre errori che costano più delle commissioni

Il primo: scegliere la piattaforma prima del prodotto. La tariffa di segnalazione di Amazon va dal 5% al 20% secondo la categoria, e una cantina al 10% ha un conto diverso da una boutique che vende t-shirt da 15 euro al 5% ma felpe da 60 euro al 15%. Guarda la tua categoria, non la media.

Il secondo: credere che vendere su eBay sia gratis perché lo dice la pagina. Quella pagina parla dei venditori privati nello Spazio economico europeo. Se vendi in modo continuativo stai esercitando un'attività commerciale, con partita IVA e obblighi che valgono in tutta l'Unione europea, e sei un venditore professionale con tariffe diverse. Per il tuo caso specifico chiedi al commercialista prima di aprire, non dopo.

Il terzo: aprire il negozio tuo e lasciarlo vuoto. Un negozio senza nessuno che ci passa non costa percentuali, ma non incassa nemmeno. Il negozio è il posto dove far atterrare la gente: se non hai deciso chi ci mandi e come, hai comprato uno scaffale, non un canale. Quando hai deciso quello, un ecommerce completo è la parte facile.

Riassunto operativo: i marketplace ti vendono pubblico e te lo fanno pagare con una percentuale che non finisce mai, tra l'8% e il 15% su Amazon per la gran parte delle categorie. Il negozio tuo ti fa pagare una volta e poi solo l'incasso, intorno all'1,5% più 25 centesimi, ma il pubblico lo porti tu. Se hai già chi ti conosce, è matematica: a 1.400 euro di vendite al mese in una categoria al 15%, un anno di commissioni vale più del negozio intero. Se non hai nessuno, parti dal marketplace e intanto costruisci la lista. Quello che non conviene mai è pagare la percentuale per un pubblico che avevi già.

Domande frequenti

Dai venti prodotti che vendi di più, non dal catalogo. Ti serve la partita IVA con il codice dell'attività giusto, un posto dove farli vedere, un modo per incassare e un corriere. La sequenza completa, con tempi e obblighi, sta nella guida su come aprire un negozio online.

eBay per quasi tutto, Etsy per artigianato e pezzi unici, Zalando per la moda, ManoMano e Leroy Merlin per fai da te e giardinaggio, Decathlon per lo sport, Subito e Vinted per l'usato. Ognuno ha condizioni proprie: prima di caricare, leggi la pagina delle tariffe di quello che ti interessa, non le classifiche.

Per i venditori privati con indirizzo nello Spazio economico europeo sì, eBay.it non applica commissioni sul valore finale e dà 150 inserzioni gratuite al mese. Ma la stessa pagina di eBay dice che le tariffe dei venditori professionali sono diverse. Se vendi come attività, sei professionale.

Sì, ed è la situazione normale. Il marketplace ti porta clienti nuovi, il negozio tuo tiene quelli che tornano. La regola pratica: sul marketplace solo i prodotti che reggono la percentuale, e in ogni pacco un invito a comprare la volta dopo direttamente da te.

Se vendi in modo abituale e organizzato stai facendo commercio, e serve. Vendere qualche oggetto usato tuo è un'altra cosa. Il confine dipende da frequenza, volumi e intenzione di guadagno: è una valutazione che va fatta sul tuo caso con il commercialista, prima di aprire l'account.

I primi arrivano da chi ti conosce già, quindi nei giorni in cui lo annunci: vetrina, social, email, scontrino. Gli ordini da chi non ti conosceva richiedono mesi di lavoro su contenuti, ricerca o pubblicità.

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