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Costi spedizioni ecommerce: il conto vero

10 minuti di lettura

Un negozio online aperto su computer, tablet e telefono

Chi cerca i costi di spedizione di un ecommerce trova listini di corrieri, perché le pagine che rispondono vendono spedizioni. Il numero che ti serve però non è la tariffa: è quanto ti resta in tasca dopo averla pagata, e a quale soglia puoi offrire la spedizione gratis senza lavorare in perdita. Qui ci sono le tariffe lette sulle pagine ufficiali il 27 ottobre 2026, i costi che nessun listino mette in riga, il conto della soglia di gratuità e le tre cose che per legge devi scrivere prima che il cliente confermi. Se non hai ancora aperto il negozio, parti da come aprire un negozio online: qui si parla a chi i pacchi li deve già fare.

Quanto costa spedire un pacco in Italia, nel 2026

Le tariffe si dividono in due mondi. Se spedisci pochi pacchi compri la singola spedizione a listino: Poste Italiane, con Poste Delivery Web per professionisti e imprese, parte da 5,65 euro. Se ne spedisci molti passi da un aggregatore, che ha già contratti con i corrieri e ti rivende le loro tariffe scontate: Packlink PRO pubblica tariffe a partire da 3,82 euro con Poste Italiane e 4,41 con BRT sul piano Plus, 3,03 e 4,35 sul Premium. Paccofacile dichiara spedizioni nazionali da 4,17 euro ed europee da 14,70.

Gli aggregatori però hanno un canone: Packlink chiede 25 euro al mese più IVA per il piano Plus e 60 per il Premium. Qui nasce il conto che decide se quel canone ti serve. Il Plus costa 300 euro l'anno e fa risparmiare circa 1,83 euro per pacco rispetto al listino singolo: si ripaga a 164 pacchi l'anno, intorno ai quattordici al mese. Il Premium costa 420 euro l'anno in più del Plus per risparmiare altri 79 centesimi al pacco: serve oltre i quarantaquattro pacchi al mese.

Morale: sotto i quindici pacchi al mese compra a listino, senza canoni. Sopra i cinquanta, il canone è la voce che ti costa meno di tutte.

Come compriTariffa daCanoneSi ripaga da
Poste Delivery Web a listino5,65 €nessunosempre, anche 1 pacco
Aggregatore piano medio3,82 € Poste / 4,41 € BRT25 €/mese + IVAcirca 14 pacchi/mese
Aggregatore piano alto3,03 € Poste / 4,35 € BRT60 €/mese + IVAcirca 44 pacchi/mese
Contratto diretto col corrierea trattativa, su voluminessunoquando hai volumi da trattare
Spedizione nazionale fino a 5 kg: tariffe dalle pagine ufficiali, 27/10/2026

I costi che il listino del corriere non contiene

La tariffa è meno della metà del costo di una spedizione. Il resto sta in voci che nessuno ti fattura in modo visibile, e sono quelle che mangiano il margine senza che tu te ne accorga.

  • Imballo: scatola, nastro, riempimento. Da 30 centesimi a 1,50 euro per pacco, di più se il prodotto è fragile.
  • Il tuo tempo: dieci minuti a pacco per imballare, pesare e stampare l'etichetta. Su trenta pacchi a settimana sono oltre duecento ore l'anno.
  • Ritiro: se il corriere passa da te paghi un supplemento o un minimo di pacchi, se porti tu i pacchi al punto ci metti il viaggio.
  • Giacenze e mancati recapiti: il cliente non c'è, riconsegna o reso al mittente si pagano. Pochi pacchi su cento, ma costano come due o tre spedizioni.
  • Assicurazione: la copertura base rimborsa poco, quella piena si paga. Su merce di valore il conto va fatto.
  • Resi: il pacco che torna è una seconda spedizione, più controllo e rimagazzinamento.

Il conto completo di un pacco

Metti in fila un negozio che spedisce venti pacchi a settimana: 4,50 euro di tariffa, 80 centesimi di imballo, dieci minuti di tempo. Se il tuo tempo vale venti euro l'ora, il pacco costa 8,63 euro, non 4,50. Anche senza contare il tempo, restano 5,30 euro di cassa per ogni ordine.

Spedizione gratis o a pagamento? Il conto si fa sul margine

La spedizione gratis esiste solo nella testa del cliente: in bilancio la paghi tu, dentro al prezzo o dentro al margine. La domanda giusta non è se offrirla, ma se il tuo margine la regge.

Il conto è una divisione. Prendi il costo pieno della spedizione e dividilo per il tuo margine percentuale: ottieni l'importo di ordine che genera esattamente il margine necessario a coprirla. Con 6 euro di spedizione e un margine del 35%, la divisione dà 17 euro: sotto quella cifra stai pagando per vendere. Con un margine del 20% la stessa spedizione richiede 30 euro di ordine.

Per questo la spedizione gratis su tutto funziona solo con margini alti o scontrini alti, e distrugge chi vende oggetti da dieci euro: chi ha il 60% di margine la può offrire quasi sempre, chi rivende al 12% non la può offrire mai.

Margine sul vendutoSpedizione 4,50 €Spedizione 6 €Spedizione 9 €
15%30 €40 €60 €
25%18 €24 €36 €
35%13 €17 €26 €
50%9 €12 €18 €
A quale ordine si ripaga una spedizione, per margine

La soglia di gratuità: dove si mette e perché

La via di mezzo che funziona quasi sempre è la soglia: spedizione a pagamento sotto una certa cifra, gratis sopra. Fa due cose insieme, protegge il margine sugli ordini piccoli e spinge in su quelli medi.

La soglia non si mette sul punto di pareggio, si mette sopra lo scontrino medio. Esempio concreto: un negozio con scontrino medio di 45 euro e margine del 35% che paga 6,50 euro di spedizione. Se mette la soglia a 69 euro, il cliente che aggiunge 24 euro di merce porta 8,40 euro di margine in più, che coprono la spedizione e lasciano 1,90 euro. Se la mettesse a 50 euro, quasi tutti gli ordini la supererebbero di poco e la spedizione la pagherebbe il negozio senza ottenere niente in cambio.

Regola pratica: soglia tra una volta e mezza e due volte lo scontrino medio, da rivedere dopo due mesi guardando quanti ordini la superano. Se la supera meno di un ordine su cinque è troppo alta e non sta spingendo niente; se la supera più della metà, l'hai messa sotto il punto in cui ti conviene.

Sul marketplace la spedizione la paghi due volte

Se vendi su un marketplace c'è un meccanismo che quasi nessuno nota prima di vedere la fattura. Amazon calcola la tariffa di segnalazione, dall'8 al 15% nella gran parte delle categorie, sul totale pagato dal cliente, spedizione inclusa. Significa che la commissione si applica anche ai soldi della spedizione, anche quando quei soldi li girerai interi al corriere.

Il conto: un ordine da 60 euro con 6 euro di spedizione in una categoria al 15% paga 9,90 euro di commissione invece di 9. Novanta centesimi per ordine, 540 euro su seicento ordini l'anno. Se offri la spedizione gratis caricandola nel prezzo, la commissione cresce allo stesso modo, perché cresce il prezzo.

Sul tuo negozio questo non succede: la spedizione che il cliente paga arriva a te intera e la giri al corriere. È una delle voci che rende diverso il conto tra vendere su una vetrina altrui e avere la tua, messo in fila per intero nella guida su piattaforme per vendere online.

Cosa devi scrivere per legge, prima che il cliente confermi

Le spedizioni sono uno dei punti dove il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) è più preciso, e dove un negozio fatto in fretta sbaglia più spesso. Tre obblighi riguardano direttamente te.

Primo: le spese di spedizione e ogni altro costo aggiuntivo vanno indicate prima che il consumatore sia vincolato dall'ordine. Se non le hai indicate, non le può dovere: il costo resta tuo. Ecco perché le spese che compaiono solo all'ultimo passaggio del carrello non sono soltanto una cattiva idea commerciale.

Secondo: salvo diverso accordo, la consegna va fatta senza ritardo e comunque entro trenta giorni dalla conclusione del contratto, altrimenti il cliente può risolvere il contratto e farsi rimborsare.

Terzo: il consumatore sostiene il costo della restituzione del bene soltanto se lo hai informato prima dell'ordine che quel costo è a suo carico. Se non lo hai scritto, lo paghi tu. Il recesso resta di quattordici giorni.

Sono obblighi generali: per il tuo caso, e soprattutto per l'IVA sulle spese di spedizione in fattura, la risposta la dà il tuo commercialista.

Come si configurano le fasce di peso senza sbagliare

Il punto in cui la teoria diventa un negozio che funziona sono le regole di spedizione, e ci sono tre modi di farle: a peso, con fasce che seguono quelle del corriere; a prezzo dell'ordine, più semplice per il cliente ma scollegato dal costo vero; a tariffa unica, che funziona solo se i tuoi prodotti pesano tutti uguale.

La scelta non è di gusto. Se i tuoi prodotti vanno da 200 grammi a 8 chili, la tariffa unica ti fa perdere sui pacchi pesanti e allontanare i clienti sui leggeri. Se vendi solo oggetti da mezzo chilo, le fasce di peso sono una complicazione inutile. Quello che fa danno in ogni caso sono gli errori di configurazione, e sono sempre questi quattro.

  • Le fasce del negozio non coincidono con quelle del corriere: tu incassi la fascia fino a 3 kg e il corriere ti fattura quella fino a 5 kg.
  • Il peso volumetrico dimenticato: i corrieri fatturano il maggiore tra peso reale e volume, e una scatola grande e leggera costa come una pesante.
  • Isole e zone disagiate messe nella tariffa nazionale: Sicilia, Sardegna e località remote hanno supplementi che ti arrivano dopo.
  • Il peso dell'imballo non contato: il prodotto pesa 4,8 kg, il pacco 5,3 kg e salta nella fascia dopo.

Se non vuoi configurarle tu

Nell'ecommerce completo di DirezioneX le spedizioni per fascia di peso, il ritiro in negozio, i resi entro quattordici giorni e i documenti legali arrivano già configurati e provati, e il negozio va online solo dopo che ogni pagamento è stato testato. Si paga una volta, 1.999 € oggi invece di 3.999 €, e resta tuo per contratto anche se smetti di pagare: nessun canone mensile che si sommi a quello del corriere. Il dettaglio di cosa è compreso sta su quanto costa un ecommerce.

Riassunto operativo in quattro mosse. Scrivi il costo pieno di un tuo pacco tipo: tariffa più imballo più tempo. Dividi quel costo per il tuo margine percentuale e hai il punto sotto il quale la spedizione gratis è una perdita. Metti la soglia di gratuità tra una volta e mezza e due volte lo scontrino medio, e rivedila dopo due mesi. Paga un canone di spedizione solo sopra i quindici pacchi al mese. Le spedizioni non sono un costo da subire: sono un prezzo che decidi tu, e l'unica scelta sbagliata è non averlo calcolato.

Domande frequenti

Per un pacco nazionale fino a 5 kg si va dai 3 ai 6 euro circa. Poste Delivery Web per imprese parte da 5,65 euro a listino; gli aggregatori pubblicano tariffe da 3,82 euro con Poste e 4,41 con BRT sui piani a canone, da 3,03 e 4,35 sui piani più alti. Sotto i quindici pacchi al mese il canone non si ripaga.

Dipende dal peso e dalla destinazione, non esiste un vincitore fisso. Sui pacchi piccoli e leggeri Poste Italiane e i punti di ritiro sono spesso i più convenienti, sui pacchi medi e a domicilio i corrieri espresso recuperano. Il modo serio di deciderlo è confrontare le tariffe sulle tue due o tre fasce di peso più frequenti, non in generale.

Parti dal costo pieno del pacco (tariffa, imballo, tempo), non dalla tariffa. Poi scegli: tariffa unica se i prodotti pesano uguale, fasce di peso se il peso varia molto, soglia di gratuità sopra lo scontrino medio. Peso volumetrico e supplementi per le isole vanno dentro il calcolo, altrimenti te li ritrovi in fattura.

Conviene se il tuo margine la copre. Dividi il costo della spedizione per il margine percentuale: con 6 euro di spedizione e il 35% di margine servono 17 euro di ordine solo per pareggiarla. Con margini sotto il 20% la gratuità su tutto non sta in piedi, e la soglia è l'unica forma sostenibile.

Nel 2026 un pacco da 10 kg in Italia sta di solito tra i 7 e i 12 euro con i corrieri nazionali, contro i 3-6 euro di uno fino a 5 kg. Attento al peso volumetrico: una scatola ingombrante ma leggera viene fatturata sul volume.

Il cliente, ma solo se lo hai informato prima dell'ordine che il costo della restituzione è a suo carico. Altrimenti lo paghi tu. Il recesso resta di quattordici giorni e non si può ridurre: quello che puoi decidere è chi paga il viaggio di ritorno, dichiarandolo nelle condizioni di vendita.

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