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Sito web fai da te o professionista: il conto vero

9 minuti di lettura

Un sito aziendale aperto sul portatile e sul telefono

Cerchi "sito web fai da te" e trovi venti guide che ti spiegano come: trascina il blocco, scegli il modello, pubblica. Nessuna ti dice la cosa che serve davvero prima di cominciare, cioè quanto ti costa in ore e se alla fine ti conviene. Questa guida fa quel conto. Non per convincerti a non farlo: per certe attività il fai da te è la risposta giusta, e più avanti trovi quali. Ma il conto va fatto prima, non quando hai già tre serate dentro e un sito a metà.

Il fai da te non è gratis: è pagato in ore

La parola gratis sulle piattaforme vuol dire una cosa precisa: non paghi il canone. Non vuol dire che non paghi. Paghi in ore tue, e le ore di un titolare sono la cosa più cara che ha, perché sono le stesse ore in cui potrebbe servire clienti, fare preventivi o stare a casa.

Ecco come si spendono quelle ore su un sito di cinque pagine (chi siamo, servizi, contatti e due approfondimenti) fatto da chi non lo ha mai fatto. Sono ore di lavoro vero, non di video guardati.

Cosa devi fareOre tipichePerché dura tanto
Capire la piattaforma e scegliere il modello3 - 6La prima mezza giornata se ne va in prove e modelli scartati
Montare le pagine e sistemare il telefono6 - 10Il modello che sta bene sul computer si scompone sullo schermo del telefono
Scrivere i testi delle cinque pagine8 - 15È il pezzo che blocca tutti: ci torni sopra tre volte
Trovare e sistemare le foto3 - 6Ritagli, alleggerisci, sostituisci quelle finte del modello
Dominio, email, moduli, cookie3 - 5Sono passaggi corti, ma ognuno ha il suo intoppo
Totale25 - 40 oreTre o quattro settimane di serate
Le ore di un sito di cinque pagine fatto da soli, la prima volta

Quanto vale il tuo tempo: il conto con i tuoi numeri

Prendi quanto incassi in un'ora di lavoro normale. Un artigiano che fattura 35 euro l'ora, per 30 ore di sito, mette sul piatto 1.050 euro di tempo. Un professionista a 60 euro l'ora arriva a 1.800. Un commerciante che la sera è chiuso e non incasserebbe comunque sta vicino a zero, e per lui il conto cambia del tutto.

La domanda vera quindi non è quanto costa un sito: è se quelle ore le stai togliendo a qualcosa che ti rende. Se gliele togli, il fai da te ti costa più del sito. Se sono ore morte, ti costa poco e vale la pena guardarlo da vicino.

Attenzione a un errore che fanno quasi tutti: contare solo le ore della prima volta. Il sito poi vive. Ogni prezzo che cambia, ogni foto nuova è un'altra sera davanti all'editor, e dopo sei mesi che non lo apri devi ricordarti come funzionava.

Le voci che paghi comunque, anche facendotelo da solo

Qui casca la promessa del gratis. Il sito di un'attività vera, con il suo nome sopra, ha voci che esistono a prescindere da chi monta le pagine. Facendolo da solo non le elimini: le compri tu, una alla volta, invece di trovarle già dentro.

VoceServe davvero?Cosa succede nel fai da te
Dominio (il tuo nome.it)Sì, sempreNei piani gratuiti non ce l'hai: resti su un indirizzo tipo nometuo.piattaforma.com
Hosting o piano della piattaformaSì, sempreIl piano gratis esiste, ma si porta dietro marchio e pubblicità della piattaforma
Email con il tuo dominioSì, se vuoi sembrare un'aziendaQuasi mai inclusa: è un servizio a parte da attivare
FotoSìO le fai tu, o compri un banco immagini, o il sito sembra quello di un altro
TestiSìÈ la voce che nessuna piattaforma ti risolve
Cookie banner e pagine di leggeSì, se raccogli contattiCi sono strumenti pronti, ma vanno configurati e capiti
Cosa paghi in ogni caso, fai da te o no

Il dominio è la voce su cui si fanno i pasticci

Se parti dal piano gratuito e tieni l'indirizzo della piattaforma, stai costruendo su un terreno che non è tuo. Il giorno che vorrai il tuo nome.it dovrai comprarlo, collegarlo e rifare dei passaggi. Per sapere chi deve essere intestatario di cosa, e come si controlla in due minuti, c'è una guida apposta: dominio e hosting, cosa sono e a chi vanno intestati.

Dove si incaglia davvero il fai da te: i testi

Chiedi a chi ha mollato il sito a metà perché ha smesso. Quasi nessuno dirà "era troppo tecnico": diranno che sono rimasti fermi sulla pagina bianca dei servizi, a fissare il cursore.

Il motivo è semplice: montare le pagine è un lavoro con un'istruzione chiara, scrivere no. Devi decidere cosa vendi davvero, a chi, e perché uno dovrebbe scegliere te invece del concorrente a due strade da lì. È una decisione aziendale travestita da lavoro di scrittura, ed è la ragione per cui il fai da te si ferma al 70 per cento e lì resta per mesi.

Google su questo è esplicito nella documentazione per chi fa siti: premia contenuti scritti per le persone, che rispondano a una domanda reale meglio di come fanno gli altri. Un modello riempito col testo di esempio modificato a metà è l'opposto, e si vede.

Se è questo il punto in cui ti blocchi, sappi che è una voce che si compra da sola: la stesura dei testi di un sito costa 240 € e ti restituisce le serate. Spesso è il pezzo che conviene far fare anche a chi vuole montare le pagine per conto suo.

Wix, WordPress o sito su misura: cosa cambia per te

Quando si arriva al dunque le strade sono tre, e la differenza che conta per un titolare non è tecnica: è quanto tempo ti mangia e quanto sei libero di andartene.

Cosa guardarePiattaforma visuale (Wix, Canva, Webnode)WordPress gestito da teSito fatto da chi lo fa di mestiere
Chi ci mette le oreTu, tutteTu, e ne servono di piùLoro: a te restano le decisioni
Quanto ci metti a uscireIn giornata hai qualcosa onlineQualche giorno per metterlo in piediQualche settimana, ma finito
Chi scrive i testiTuTuInclusi o a voce separata
Aggiornamenti e sicurezzaLi fa la piattaformaLi fai tu, o paghi chi li faDi solito in manutenzione
Se vuoi cambiare fornitoreDifficile: tecnologia chiusaPiù facile: i contenuti sono tuoi ed esportabiliDipende dal contratto: chiedilo prima
Quanto costa in euroPoco di canone, tanto di orePoco di canone, moltissimo di oreSi sa prima: il sito professionale è 899 €
Le tre strade viste da chi ha un'attività, non da chi fa siti

La domanda da fare prima di scegliere la piattaforma

Non è "qual è la più facile", è "se fra due anni lo voglio portare altrove, me lo posso portare?". Alcune piattaforme usano una tecnologia propria e l'esportazione restituisce testi e immagini sciolti, non le pagine: quelle le ricostruisci a mano. Sta scritto nelle loro stesse pagine di assistenza, e conviene leggerlo prima e non dopo.

Vale lo stesso ragionamento del canone mensile, da leggere bene prima di firmarlo e non quando vuoi uscirne: i conti del dopo consegna sono in fila in quanto costa mantenere un sito web.

Quando il fai da te è la scelta giusta

Ci sono casi in cui farselo da soli è la decisione corretta, e sarebbe disonesto non dirlo. Sono questi:

  • Devi provare un'idea che non hai ancora venduto a nessuno: ti serve una pagina online entro sabato, non un sito.
  • Il sito è un biglietto da visita che nessuno cercherà su Google: lo mandi tu via messaggio ai clienti che hai già.
  • Le tue ore oggi valgono poco perché l'attività non è partita: hai più tempo che soldi.
  • Ti diverte. Se smanettare la sera ti piace, non è un costo, è un passatempo che produce qualcosa.
  • Hai già i testi scritti e le foto fatte: tolto quello restano 12 ore di montaggio, non 35.

Quando invece ti costa più di quanto risparmi

Il contrario vale se si verifica anche una sola di queste condizioni. Non serve che ci siano tutte.

  • Dal sito devono arrivare richieste o prenotazioni: lì non stai montando pagine, stai costruendo uno strumento di vendita, ed è un altro mestiere.
  • Hai già clienti e un nome da difendere: un sito approssimativo fa più danno di nessun sito, perché chi ti cerca ti trova e si fa un'idea.
  • Ci hai già provato una volta e il sito è fermo al 70 per cento da mesi. È il segnale più chiaro di tutti.

Il test delle quattro domande, due minuti

Rispondi di pancia, senza pensarci troppo. Ogni sì vale un punto.

  1. 1Le ore che metterei nel sito le toglierei a lavoro che oggi incasso?
  2. 2Il sito deve portarmi richieste da gente che non mi conosce?
  3. 3C'è una data entro cui deve essere online?
  4. 4Se penso di dover scrivere la pagina dei servizi, mi viene da rimandare?

Come si legge il punteggio

Zero o un punto: fattelo da solo, hai le condizioni giuste e stai per risparmiare soldi veri. Due punti: fai da te per il montaggio, ma compra i testi, perché è lì che ti fermi. Tre o quattro punti: il fai da te ti costerà più del sito, e lo scoprirai alla terza settimana.

Se sei a metà e vuoi toglierti il dubbio senza spendere, c'è una scorciatoia onesta: guarda com'è il tuo sito prima di decidere. Ci metti due minuti, l'anteprima è gratuita e serve esattamente a questo, avere sotto gli occhi il risultato finito. Se dopo averla vista pensi "questo lo faccio uguale da solo", fallo: avrai almeno un modello chiaro davanti invece della pagina bianca.

Una via di mezzo che quasi nessuno considera

La scelta non è per forza tutto o niente. Nelle attività piccole funzionano bene due combinazioni.

La prima: una pagina sola fatta bene invece di cinque fatte a metà. Se l'obiettivo è raccogliere contatti da una campagna o da un volantino, una landing page (290 €) fa quel lavoro meglio di un sito intero e la monti in un terzo del tempo. Il resto lo aggiungi quando serve davvero.

La seconda: dividere il lavoro per competenza invece che per risparmio. Tu dai le informazioni e le foto vere dell'attività, che nessuno può avere al posto tuo; testi e montaggio li fa chi li fa tutti i giorni. Cosa comprende un sito fatto così, con il prezzo dichiarato prima e non dopo, è scritto in come lavoriamo sui siti. E se l'attività è locale e ti basta una vetrina, parti dal formato piccolo a 890 € invece di sovradimensionare.

Il fai da te non è né furbo né sbagliato: è un metodo di pagamento. Paghi in ore invece che in euro, e l'unica domanda che conta è se quelle ore ce l'hai e se oggi non valgono niente. Fai il conto con i tuoi numeri prima di aprire l'editor: 30 ore alla tariffa a cui lavori tu, più dominio, hosting, foto e testi che compri comunque. Se viene meno di quanto costa farlo fare, fallo da solo e fallo bene. Se viene di più, hai appena smesso di risparmiare.

Domande frequenti

Per un sito di cinque pagine, fra le 25 e le 40 ore la prima volta: 3-6 per imparare la piattaforma, 6-10 per montare le pagine e sistemarle sul telefono, 8-15 per i testi, 3-6 per le foto, 3-5 fra dominio, email e moduli. Distribuite sulle serate, sono tre o quattro settimane.

Il piano è gratuito, il sito no. Nei piani gratuiti l'indirizzo è un sottodominio della piattaforma e non il tuo nome.it, e spesso compaiono marchio o pubblicità di chi ti ospita. Dominio, email col tuo nome e funzioni serie stanno nei piani a pagamento. Il gratis è la prova, non il prodotto.

Le piattaforme visuali tipo Wix ti portano online prima e non ti chiedono manutenzione, ma usano tecnologia chiusa e portare via il sito è complicato. WordPress ti lascia i contenuti in mano ed è esportabile, però aggiornamenti e sicurezza li gestisci tu. Se non vuoi diventare il tecnico di te stesso, la prima; se pensi di cambiare fornitore, la seconda.

Si può, ma spesso costa più che partire puliti: prima va capito cosa c'è dentro, e certe piattaforme non si lasciano modificare oltre un certo punto. Quello che vale sempre la pena recuperare sono i contenuti, perché testi, foto e contatti raccolti restano tuoi e si riusano.

La piattaforma non è il fattore che decide, e nessuno può garantire una posizione. Google guarda i contenuti, non con cosa sono stati montati: un sito fai da te con testi scritti bene va meglio di un sito professionale riempito di frasi vuote. La differenza la fanno le ore messe nei contenuti.

I testi. Sono le 8-15 ore in cui si blocca quasi chiunque molli, e sono anche la parte che decide se il sito porta richieste. Montare le pagine è un lavoro meccanico che impari in un pomeriggio; decidere cosa dire e come dirlo no.

Fonti

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