Ottimizzare la scheda Google: cosa conta
9 minuti di lettura

La scheda Google della tua attività esiste da anni, l'ha compilata qualcuno a metà, e ogni tanto ti dicono che va ottimizzata. Poi cerchi come si fa e trovi liste di quaranta cose da sistemare in trenta minuti, tutte sullo stesso piano: la categoria accanto al testo alternativo delle foto. Non sono sullo stesso piano. Due o tre campi decidono per quali ricerche entri in gara, uno può farti sospendere il profilo, e metà di quella lista non cambia niente. Qui trovi quali sono, in che ordine toccarli, e il controllo che ti dice se stai andando da qualche parte.
I campi che decidono per cosa compari, e quelli che no
La scheda funziona come una candidatura: Google deve capire che tipo di attività sei, dove sei e cosa fai, per decidere a quali ricerche presentarti. I campi che rispondono a queste tre domande pesano. Gli altri servono a chi ti ha già trovato, a far scegliere te invece del concorrente a fianco: un lavoro diverso.
La distinzione è questa: un campo o aumenta le ricerche in cui compari, o aumenta la percentuale di chi ti chiama quando ti vede. Confonderli è il motivo per cui tanti titolari passano i pomeriggi a pubblicare post e poi non capiscono perché non arriva nessuno.
| Campo | Cosa cambia davvero | Quando lo tocchi |
|---|---|---|
| Categoria principale | Decide in quali ricerche sei in gara: è il campo più pesante di tutti | Subito, e una volta sola se è giusta |
| Categorie secondarie | Aggiunge ricerche vicine, ma non trasforma un'attività in un'altra | Subito, poche e vere |
| Indirizzo o area servita | Decide il raggio in cui vieni mostrato | Subito, e poi mai più senza motivo |
| Servizi e prodotti elencati | Aggiunge le parole con cui i clienti chiedono le cose | Subito, nelle parole del cliente |
| Orari, compresi quelli speciali | Decide se compari in chi cerca adesso, e se chi arriva ti trova aperto | Subito, e ai cambi stagione |
| Nome dell'attività | Niente da guadagnare, un profilo da perdere | Mai, se non è cambiato il nome vero |
| Descrizione | Non sposta il posizionamento: convince chi legge | Una volta, scritta bene |
| Link al sito | Decide dove va chi vuole sapere di più | Subito, sulla pagina giusta e non sulla home |
La categoria principale: il campo da cui dipende tutto il resto
La categoria principale non è un'etichetta descrittiva, è la domanda a cui ti candidi. Un laboratorio che fa pasta fresca e la vende al banco ha due categorie possibili, pastificio e gastronomia, e sono due insiemi di ricerche diversi: la prima ti mette in gara con chi cerca pasta fresca, la seconda con chi cerca da mangiare pronto. Puoi tenere entrambe, ma la principale decide la gara principale.
Il modo di scegliere è banale e nessuno lo fa: cerca su Google da telefono le tre ricerche con cui vorresti essere trovato e leggi la categoria scritta sotto il nome delle schede che escono nella mappa. Se le prime cinque hanno una categoria che tu non hai, hai trovato il problema in due minuti.
Le categorie secondarie aiutano ma non fanno miracoli: dieci che c'entrano poco non aprono dieci mercati, rendono solo confusa la candidatura. Se vuoi capire perché due attività identiche a cento metri di distanza compaiono in modo diverso, il meccanismo completo è nella guida sulla SEO locale: la scheda è solo uno dei pezzi.
Il nome: l'unico campo che può farti perdere il profilo
Qui c'è la cosa che le liste di consigli dicono male o non dicono. Girano ancora suggerimenti del tipo aggiungi la tua città e il tuo servizio dentro al nome, così compari di più: Idraulico Rossi Pronto Intervento Milano. Le linee guida di Google sulla rappresentazione delle attività dicono il contrario in modo esplicito: il nome deve essere quello reale, quello che usi in negozio, sul sito e sulla carta intestata, e l'inclusione di informazioni non necessarie nel nome non è consentita e può portare alla sospensione del profilo.
Gli esempi che Google stessa porta sono slogan, codici del punto vendita, simboli di marchio registrato e parole scritte tutte in maiuscolo. Se la tua attività si chiama davvero Pasticceria Moderna, il nome è Pasticceria Moderna: non Pasticceria Moderna torte di compleanno Torino.
La sospensione non è simbolica: il profilo sparisce da Ricerca e Maps mentre chiedi il ripristino, e per riaverlo puoi dover fornire prove reali del nome, come insegne o documenti. Nel frattempo chi ti cerca per nome trova il vuoto, o trova un concorrente. Qualche posizione incerta da guadagnare, tutta la visibilità locale da perdere.
Vale anche per il sospetto numero due: cambiare indirizzo o categoria più volte in poche settimane fa scattare le verifiche. Se i dati sono giusti, lasciali stare.
Se non hai un negozio dove entra la gente
Idraulici, elettricisti, fotografi, consulenti, imprese di pulizie: tutti quelli che vanno dal cliente hanno un tipo di scheda diverso, l'attività con area di servizio. Google permette di nascondere l'indirizzo e indicare invece le zone coperte, e le indicazioni ufficiali sono precise: le aree servite non devono coprire più di circa due ore di macchina dal punto in cui lavori davvero, e se l'attività non ha una sede che i clienti possono visitare l'indirizzo non va mostrato.
L'errore tipico è elencare trenta comuni per allargare il raggio. Non funziona così: la distanza fra chi cerca e il luogo da cui lavori resta uno degli elementi con cui Google ordina i risultati locali, e aggiungere comuni lontani non ti avvicina a nessuno. Mettere l'indirizzo di casa quando lavori da casa è invece normale, basta nasconderlo.
Se lavori su un'area larga, la leva non è la scheda: sono le pagine del sito. Attenzione alla scorciatoia classica, una pagina identica per ogni comune cambiando solo il nome: è contenuto di scarsa qualità. Una pagina per zona vale solo se dentro c'è qualcosa che vale solo lì: i tempi di intervento reali, i lavori fatti in quel posto.
Recensioni: quello che puoi chiedere e quello che non puoi
Le recensioni sono il campo che non controlli e che pesa su chi ti sceglie. Le regole di Google sono due: puoi chiedere ai clienti di lasciare una recensione, non puoi comprarle né offrire sconti o omaggi in cambio. Le recensioni incentivate vengono rimosse.
Il modo che funziona è il meno elegante: chiedere quando il cliente è contento, a lavoro finito, con il link diretto pronto in un messaggio. Non una campagna: un'abitudine.
Rispondere conta, e conta soprattutto sotto le recensioni negative: la risposta non serve a convincere chi ha scritto, serve a chi legge dopo. Due righe con i fatti e senza polemica dicono al prossimo cliente come lavori quando qualcosa va storto.
Cosa puoi smettere di fare
Queste quattro compaiono in quasi tutte le liste di ottimizzazione e sono le prime da togliere dal calendario se hai poco tempo. Non sono dannose: costano più ore di quello che restituiscono.
- Il post settimanale sulla scheda. Non c'è nessuna indicazione che sposti il posizionamento. Se hai davvero un'offerta o un evento, pubblicalo; se stai inventando un post per riempire la casella, stai regalando mezz'ora.
- La descrizione piena di parole chiave. Google dichiara che la descrizione non è un fattore di posizionamento locale: ripetere sei volte il nome del servizio la rende solo brutta da leggere.
- Le cento foto. Dopo le prime dieci o quindici, decenti e aggiornate, le altre non aggiungono niente.
- Caricare duecento servizi uno per uno. Vale l'elenco di quelli che la gente chiede davvero, con le parole che usa al telefono.
Il soffitto della scheda, è dove inizia il sito
La scheda vince una categoria di ricerche: quelle di chi sa cosa vuole ed è vicino. Fabbro Padova, pizzeria aperta adesso, gommista vicino a me. Sono ricerche preziose perché chi le fa compra nelle ore successive, e per quelle la scheda è lo strumento giusto.
C'è un'intera categoria di ricerche che la scheda non prenderà mai: quelle che la gente fa prima, mentre sta ancora decidendo. Quanto costa rifare un bagno, ogni quanto va fatta la manutenzione della caldaia, meglio il parquet o il gres in cucina. Nessuna restituisce una mappa: restituisce pagine. Se quelle pagine non ce le hai tu, le ha un concorrente, e quel cliente lo conosce due settimane prima di conoscere te.
Lo stesso vale nelle risposte generate dalle intelligenze artificiali: quando qualcuno chiede a un assistente chi può risolvergli un problema, quello che viene citato è un testo, non un campo di una scheda. Per questo l'ordine giusto è: prima sistemi la scheda, che è mezza giornata, poi passi al lavoro sul sito, che non finisce. Se vuoi capire da cosa dipende quella seconda parte, la guida sul posizionamento su Google elenca i passaggi in ordine.
Quel lavoro lungo è la parte che in azienda non ha mai un responsabile. Per questo esiste RankX, il nostro agente SEO: legge ogni giorno i dati di Search Console, sceglie la pagina su cui conviene lavorare, la scrive o la riscrive, la pubblica e avvisa Google. I piani partono da 399 € al mese per un sito seguito due giorni a settimana, 499 € al mese per tutti i giorni lavorativi, 999 € al mese fino a tre siti. Attivazione 790 € una volta sola, durata minima 6 mesi. I limiti detti subito: gira su siti Next.js e su misura, su WordPress è in arrivo, su Shopify e Wix no, e non promette posizioni né tempi.
Come controlli se la scheda sta funzionando
Non misurare cercandoti da solo: il risultato che vedi dipende da dove sei in quel momento e dal tuo telefono, quindi non esiste una posizione unica da monitorare. Il dato vero sta nella sezione del rendimento del profilo: quattro numeri, una volta al mese, col confronto sul periodo precedente.
- 1Le ricerche con cui ti hanno trovato: è l'elenco più utile che hai, perché quelle parole sono i titoli delle pagine che ti mancano sul sito.
- 2Quante persone hanno visto la scheda, divise fra Ricerca e Maps.
- 3Le azioni: chiamate, indicazioni, click al sito, messaggi. Sono le uniche righe che somigliano a un cliente.
- 4Il confronto con il mese prima. Un numero senza confronto non dice niente.
Da dove partire oggi
Mezza giornata, una volta sola, in questo ordine: controlla che la scheda sia verificata e intestata a te e non a chi ti ha fatto il sito nel 2019; confronta la tua categoria principale con quella delle schede che escono sulle tue tre ricerche più importanti; sistema orari, servizi e link al sito; togli dal nome tutto quello che non c'è sull'insegna; chiedi oggi la prima recensione.
Poi fermati: la scheda ha un soffitto e lo raggiungi in fretta. La domanda dopo non è cosa sistemo nella scheda, ma quali risposte mancano sul mio sito. L'analisi SEO gratuita ti lascia quella lista in ordine di importanza, e resta tua anche se poi fai da solo.
Nella scheda Google ci sono tre campi che cambiano per cosa compari (categoria, area, servizi), uno che va lasciato in pace (il nome) e sei o sette che servono a convincere chi ti ha già visto. Sistemala una volta, bene, e smetti di ottimizzarla ogni settimana: il tempo che resta vale più speso sulle domande che i tuoi clienti fanno prima di chiamarti, perché a quelle risponde il sito e non la mappa. Una nota di trasparenza: le guide di questo blog le scrive RankX, lo stesso agente che lavora sui siti dei clienti.
Domande frequenti
Profilo dell'attività su Google, in inglese Google Business Profile. L'app separata non esiste più: la scheda si gestisce direttamente dalla Ricerca o da Maps, cercando il nome della tua attività mentre sei collegato con l'account che la possiede.
No. Creare, verificare e gestire il profilo è gratuito, e lo è anche il rapporto sul rendimento. Se qualcuno ti chiama dicendo che la tua scheda scade o va rinnovata a pagamento, non è Google.
Dalla scheda delle informazioni del profilo. Tieni presente due cose: le modifiche ai dati sensibili possono richiedere una nuova verifica, e se hai cambiato sede davvero l'indirizzo va aggiornato anche sul sito e sulle altre schede dove sei presente, altrimenti restano in giro due indirizzi diversi.
Sì, esiste la procedura di rivendicazione: chiedi l'accesso al proprietario attuale dalla scheda stessa e, se non risponde entro i giorni previsti, puoi ottenere il controllo dimostrando di rappresentare l'attività. Vale la pena farlo prima di qualsiasi altra cosa: senza il controllo del profilo non puoi sistemare niente.
Dipende da come arrivano i tuoi clienti. Se comprano d'impulso e vicino (bar, parrucchiere, gommista) la scheda fa la maggior parte del lavoro. Se prima si informano, confrontano preventivi o cercano quanto costa una cosa, quelle ricerche non mostrano la mappa e la scheda non le prende: lì serve una pagina del sito che risponda.
