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Posizionamento sito Google: da cosa dipende

8 minuti di lettura

Il rapporto delle ricerche su Google aperto sul portatile

Quasi sempre chi cerca da cosa dipende il posizionamento su Google ha già fatto una cosa: ha scritto il nome della sua attività o il suo servizio nella barra di ricerca, ha guardato due pagine di risultati e non si è trovato. Da lì partono due strade sbagliate. La prima è comprare qualcosa a caso (un pacchetto di link, un restyling, una campagna). La seconda è non fare niente perché tanto "ci vogliono i soldi delle multinazionali". In mezzo c'è la strada vera, che è capire a quale punto della catena il tuo sito si ferma. Perché la catena ha quattro anelli, e saltano quasi sempre uno alla volta.

La tua posizione su Google non è un numero solo

Google non mostra a tutti la stessa pagina di risultati. Cambia in base alla città da cui cerchi, al fatto che tu sia da telefono o da computer, a cosa hai cercato prima. Due persone nella stessa strada possono vedere un ordine diverso. Quindi la frase "sono quinto su Google" non vuol dire niente da sola: esiste una posizione media, su una ricerca precisa, in un periodo preciso.

Quel numero vero esiste e te lo dà Google stessa, gratis, dentro Search Console: per ogni parola cercata ti dice quante volte sei comparso, quante volte ti hanno cliccato e in che posizione media. Finché non guardi lì, stai discutendo di impressioni personali. Ed è anche il motivo per cui nessun fornitore serio ti può promettere una posizione: non è sua da dare, e non è nemmeno un numero unico da misurare.

Le quattro condizioni, in quest'ordine

Una pagina esce nei risultati solo se passa quattro porte, una dopo l'altra. Se la prima è chiusa, lavorare sulla quarta non serve a niente. Questo è l'ordine in cui vanno controllate.

La differenza tra chi spende bene e chi spende male sta quasi tutta qui: non nel fare più cose, ma nel farle nell'ordine giusto. Comprare link per un sito con otto pagine tutte uguali è come mettere le gomme da corsa su un'auto senza motore.

OrdineCondizioneLa domanda da farsiDove si verifica
1Google conosce la paginaIl mio indirizzo è dentro l'indice di Google?Search Console, strumento Controllo URL
2Esiste la domandaQualcuno cerca davvero queste parole, in Italia, ogni mese?Search Console (le ricerche già ricevute) e uno strumento di volumi
3Sei la risposta miglioreLa mia pagina risponde meglio delle tre che stanno sopra?Guardi tu stesso i primi tre risultati di quella ricerca
4Il sito è credibile sul temaIl resto del sito parla di questo argomento in modo serio?Quante pagine utili hai sul tema, chi ti nomina fuori dal sito
Le quattro condizioni del posizionamento, in ordine di controllo

Dove si fermano quasi tutti

Il blocco più comune nei siti piccoli non è il quarto, è il secondo. Le pagine ci sono, Google le conosce, ma sono scritte con le parole dell'azienda e non con quelle del cliente. Una pagina intitolata "Soluzioni integrate per il tuo business" non viene cercata da nessuno, mai, nemmeno una volta al mese. La stessa pagina intitolata con quello che vendi davvero, nel modo in cui un cliente lo direbbe, entra in gioco il giorno dopo.

Il secondo blocco per frequenza è il terzo: la pagina esiste, la ricerca esiste, ma la tua risposta è più corta e più vaga di quelle sopra. Google non premia chi scrive di più, premia chi chiude la domanda. Se i primi tre risultati rispondono con un prezzo, un elenco e un esempio, e tu rispondi con tre righe di presentazione aziendale, la posizione non si muove.

Venti minuti per scoprire a quale porta sei fermo

Questo lo puoi fare oggi, da solo, senza comprare niente. Serve solo Search Console collegata al sito.

  1. 1Apri Search Console e incolla nella barra in alto l'indirizzo esatto della pagina che ti interessa. Se ti risponde che l'URL non è su Google, sei fermo alla porta 1: il problema è tecnico, non di contenuto.
  2. 2Vai in Rendimento e ordina per impressioni. Se la pagina ha zero impressioni in tre mesi, nessuno cerca quelle parole oppure Google non ha ancora capito di cosa parli: sei fermo alla porta 2.
  3. 3Se invece ha impressioni ma posizione media sopra 10, sei fermo alla porta 3. Qui l'informazione utile è la lista delle ricerche: sono le parole per cui Google ti sta già provando, ed è da lì che si riscrive la pagina.
  4. 4Se la posizione media è tra 5 e 10 e i click restano a zero, il problema non è il posizionamento ma il titolo e la descrizione che si leggono nei risultati: ti vedono e non ti cliccano.
  5. 5Cerca su Google la ricerca principale e leggi i primi tre risultati. Scrivi su un foglio cosa dicono loro che tu non dici. Quella lista è il lavoro delle prossime due settimane.

Cosa sposta meno di quanto ti hanno raccontato

Molti preventivi vendono attività che hanno smesso di contare anni fa, o che non hanno mai contato. Riconoscerle ti fa risparmiare prima ancora di farti guadagnare.

  • Il meta tag keywords: Google ha scritto pubblicamente nel 2009 che non lo usa per il ranking, e da allora non è cambiato niente.
  • La densità della parola chiave: ripetere "idraulico Milano" diciotto volte non migliora niente e rende la pagina illeggibile.
  • Cambiare il testo della home ogni settimana: la home quasi mai è la pagina che si posiziona per le ricerche che portano clienti. Si posizionano le pagine di dettaglio.
  • Il numero di pagine in sé: cento pagine deboli valgono meno di dieci pagine che rispondono a dieci domande vere.
  • Avere la parola chiave dentro il dominio: non è un vantaggio, è solo un dominio.
  • Registrarsi a venti directory: se non le legge nessuno, non portano né visite né credibilità.

Cosa è cambiato da quando Google risponde da solo

Nella prima schermata oggi c'è spesso una risposta scritta dall'IA, con sotto i siti da cui l'ha presa. Per molte ricerche informative vuol dire che l'utente legge la risposta e non clicca nessuno. Non è una buona notizia, ma cambia il modo di scegliere su cosa lavorare: le ricerche a cui Google può rispondere in due righe (orari, definizioni, conversioni) valgono sempre meno, le ricerche in cui il lettore deve scegliere un fornitore valgono sempre di più.

La cosa utile da sapere è che non esiste un codice speciale da mettere nel sito per finire citato in quelle risposte: Google documenta che valgono le stesse regole della ricerca normale, la pagina deve essere raggiungibile dai suoi crawler e deve contenere la risposta in modo chiaro. Chi ti vende un trattamento apposta per l'IA ti sta vendendo aria. Chi invece mette la risposta secca nelle prime righe della pagina, con un dato concreto, viene pescato più spesso.

Lo stesso ragionamento vale per ChatGPT e per gli altri assistenti: pescano da pagine che esistono, sono leggibili e dicono una cosa precisa. Se il tuo sito non è indicizzato e non risponde a nessuna domanda, non esiste nemmeno per loro.

Quanto tempo serve e quanto costa farlo seguire

Google stessa, nella sua pagina su quando serve un esperto SEO, scrive che dal momento in cui fai le modifiche al momento in cui il sito ne trae beneficio possono passare da quattro mesi a un anno. Chi ti promette la prima pagina in trenta giorni sta promettendo una cosa che non controlla. Nella pratica i primi movimenti si vedono nelle impressioni dopo quattro o sei settimane, e i primi click costanti dopo tre o quattro mesi, a patto che qualcuno ci lavori ogni settimana e non a ondate.

Ed è esattamente il punto dove si arenano i siti delle piccole imprese: non manca la competenza, mancano le ore. Il titolare sistema tre pagine a gennaio, poi arriva la stagione e non tocca più niente fino a settembre. Per questo RankX, l'agente SEO di DirezioneX lavora a canone invece che a progetto: 399 € al mese per un sito seguito due giorni a settimana, 499 € al mese per un sito seguito tutti i giorni, più 790 € di attivazione una volta sola e una durata minima di 6 mesi, che è il tempo sotto il quale questo lavoro non si può nemmeno giudicare.

Se prima di decidere qualunque cosa vuoi solo sapere a quale delle quattro porte sei fermo, chiedi l'analisi SEO gratuita: ti arriva il quadro del tuo sito senza che tu debba comprare niente. Se invece il tuo problema sono i clienti della tua zona e non il traffico in generale, parti dalla guida sulla SEO locale, che tratta le ricerche con il nome della città dentro.

Il posizionamento non è un interruttore, è una catena di quattro anelli: indicizzazione, domanda vera, risposta migliore, credibilità sul tema. Quasi nessun sito è rotto in tutti e quattro i punti, quasi tutti sono fermi a uno solo. Trovare quale ti costa venti minuti dentro Search Console e ti dice se il tuo prossimo euro va speso in contenuti, in tecnica o in niente. Se vuoi il quadro generale prima di scendere nel dettaglio, c'è anche la guida su come farsi trovare su Google. Questa guida, come le altre di questo blog, la scrive e la tiene aggiornata RankX: è il modo più onesto che abbiamo di farti vedere come lavora.

Domande frequenti

Il ranking è l'ordine in cui Google mette i risultati per una ricerca precisa, in un momento preciso e per un utente preciso. Non è una classifica fissa del tuo sito: lo stesso sito può essere secondo su una ricerca e inesistente su quella accanto.

Può essere qualche ora come qualche settimana, e non c'è un tempo garantito. Puoi accelerare segnalando la pagina con lo strumento Controllo URL di Search Console e assicurandoti che sia raggiungibile da un link interno e presente nella sitemap. Se dopo un mese resta fuori, di solito il problema è tecnico oppure la pagina è giudicata povera.

Con Search Console, nel rapporto Rendimento: ti dà la posizione media reale per ogni ricerca che ti ha già portato impressioni. Cercare a mano dal tuo telefono non vale, perché i risultati sono influenzati dalla tua cronologia e da dove ti trovi.

No. Puoi pagare per comparire negli spazi pubblicitari, che sono separati e segnalati come annunci, ma i risultati normali non si comprano. Spendere in pubblicità non migliora il posizionamento gratuito: sono due canali distinti, con due conti distinti.

Non subito, ma sì. Le posizioni non scadono da sole, però i concorrenti aggiornano le loro pagine, Google cambia il modo di rispondere e le domande dei clienti si spostano. Un sito lasciato fermo un anno di solito non crolla, scivola: prima perde le ricerche più contese, poi le altre.

Quasi mai. Rifare il sito serve se è lentissimo, se non si vede bene da telefono o se è costruito in modo che Google non ne legga i contenuti. In tutti gli altri casi conviene prima sistemare pagine e testi su quello che hai: rifare il sito senza cambiare i contenuti di solito non sposta il posizionamento, e in più rischi di perdere quello che avevi.

Fonti

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