Scrivere articoli SEO: quanti e quali servono
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Cerca "scrivere articoli SEO" e la prima pagina ti consegna sempre la stessa cosa: il modello da seguire, le cinque regole, il template passo per passo. Spiegano tutte come si scrive un articolo. Nessuna risponde alle tre domande che hai in mano se hai un'attività e un blog fermo da mesi: quanti me ne servono, quali scrivo per primi, e come faccio a sapere fra un mese se è servito.
Quanti articoli servono: la domanda è sbagliata, e Google lo scrive
Non c'è un numero, e non è una risposta evasiva. Nella pagina della documentazione Google sui contenuti utili c'è un elenco di domande di autovalutazione, e se rispondi sì a una di quelle devi cambiare metodo. Due riguardano esattamente la quantità: "stai producendo molti contenuti su argomenti diversi nella speranza che alcuni possano avere un buon rendimento?" e "utilizzi l'automazione su vasta scala per produrre contenuti su molti argomenti?".
Tradotto: trenta articoli scritti per riempire un calendario valgono meno di otto che rispondono a otto domande vere dei tuoi clienti. Il conto non parte dal numero di pezzi, parte dall'elenco delle domande.
Provalo adesso su carta. Un idraulico riceve ogni settimana le stesse telefonate: quanto costa sostituire una caldaia, in quanto tempo vieni, intervieni di domenica, chi paga se il condominio dice no, serve il libretto dell'impianto. Cinque domande vere, con cinque risposte che lui sa dare meglio di qualsiasi blog nazionale: cinque articoli. Finito l'elenco si smette, e il sesto nasce quando un cliente fa una domanda nuova al telefono.
Quali scrivere per primi: i tre filtri, in quest'ordine
Dall'elenco delle domande non si parte dall'alto: ogni domanda passa in tre filtri, in quest'ordine, perché il primo che fallisce chiude il discorso.
Primo: quella domanda la cerca qualcuno, con quelle parole? Non "è interessante", ma viene digitata. Se nessuno la cerca è materiale da email o da pagina di servizio, non da blog. Secondo: sai rispondere meglio di chi è in prima pagina adesso? Guarda i primi tre risultati e cerca la cosa che sai tu e loro no: un prezzo reale, un caso che hai visto trenta volte, un passaggio burocratico. Se non la trovi, quell'articolo nasce terzo di una fila di uguali. Terzo: dopo averlo letto, cosa deve fare il lettore? Se non sai scriverlo in una riga, porterà visite e zero clienti.
| tipo | cosa cerca chi legge | cosa ci deve stare dentro | passo dopo |
|---|---|---|---|
| Il prezzo ("quanto costa X") | una cifra, per capire se può permetterselo | una forchetta vera, cosa la fa salire e cosa la fa scendere, cosa è escluso | il preventivo |
| Il confronto ("X o Y") | il permesso di scegliere senza sbagliare | i casi in cui vince l'uno e quelli in cui vince l'altro, anche contro di te | un parere sul suo caso |
| La procedura ("come si fa X") | fare la cosa da solo, oggi | i passaggi nell'ordine giusto, con cosa si vede sullo schermo | il contatto quando si blocca |
| Il problema ("perché X non funziona") | capire se è colpa sua o di altro | le cause dalla più frequente alla più rara, con come si esclude ognuna | la verifica fatta da qualcuno |
Quanto deve essere lungo: Google dice che non ha preferenze
Questa è la frase più utile della documentazione, ed è nello stesso elenco: "stai realizzando contenuti entro un limite specifico di parole perché hai sentito o letto che Google predilige testi di una data lunghezza?". La risposta fra parentesi la scrive Google: no, non c'è alcuna preferenza in merito. Quindi il minimo di 1.500 parole che trovi ripetuto in mezza prima pagina non è una regola del motore di ricerca, è un'abitudine del settore.
La lunghezza è una conseguenza: è lo spazio che chiedono le domande vere dentro l'argomento. "Intervieni di domenica" si chiude in quattrocento parole e allungarlo lo peggiora. "Quanto costa sostituire una caldaia" ne contiene dieci (il tipo di caldaia, lo smaltimento, le detrazioni, i tempi, chi fa la pratica) e sotto le milleduecento resta a metà. Il controllo: segna i paragrafi che non aggiungono niente, e se togliendone un terzo l'articolo risponde uguale, quel terzo era riempitivo.
La struttura che funziona: risposta in cima, spiegazione dopo
Chi arriva da Google ha fatto una domanda e vuole la risposta, non la premessa. Le prime quaranta parole contengono la risposta secca, con il numero dentro se c'è un numero; spiegazione, casi ed eccezioni vengono dopo. È anche il modo in cui un articolo finisce citato dalle risposte delle intelligenze artificiali: il pezzo ripreso è quasi sempre la frase che risponde, non il paragrafo che introduce.
Poi tre cose che decidono se viene letto o chiuso al secondo scorrimento. Un titolo di sezione è una domanda vera, non un'etichetta: "quanto deve essere lungo" invece di "la lunghezza dei contenuti". Quando confronti due cose usi una tabella, perché il confronto in prosa obbliga il lettore a tenere a mente le colonne. In fondo metti le domande che Google mostra sotto i risultati fra le ricerche correlate: sono gratis e le scrivono i tuoi clienti.
Sul lato tecnico non serve molto più di quello che hai già: un titolo che contiene la domanda, un riassunto che fa venire voglia di aprire, le sezioni in ordine, i collegamenti verso le due o tre pagine tue che servono a chi legge. Delle venti voci dei preventivi, quali contano sta nella lista corta della SEO on page.
Come capisci se un articolo ha funzionato, e quando guardare
Qui si perde quasi tutto il lavoro: si pubblica e non si guarda più. L'unico posto dove la risposta esiste è Search Console, ed è gratis: dice per quali ricerche quell'articolo è comparso, quante volte, a che posizione e quanti hanno cliccato. Se non ci sei mai entrato, parti dalla guida a Search Console per il titolare.
I tempi, perché guardare troppo presto fa decidere male. Una pagina nuova Google la trova in qualche giorno, se il sito ha già pagine scansionate e se dalle vecchie c'è un collegamento verso la nuova. Le prime impressioni arrivano in una o due settimane, la posizione si muove nei mesi: per questo chi promette risultati in trenta giorni sta vendendo un'altra cosa.
Tre settimane dopo la pubblicazione filtri Search Console su quella pagina e leggi quattro numeri. La seconda riga della tabella è la combinazione più frequente di tutte, ed è anche quella su cui si sbaglia la mossa.
| cosa vedi | cosa vuol dire | cosa fai |
|---|---|---|
| zero impressioni, pagina non indicizzata | Google non l'ha ancora presa | controlli che sia nella sitemap e che una pagina vecchia la colleghi, poi aspetti |
| impressioni sì, click zero, posizione oltre la ventesima | sei in terza pagina, e nessun titolo salva una posizione così | non riscrivi niente: la domanda era troppo grande per te adesso, scegline una più specifica |
| impressioni sì, click zero, posizione fra la quinta e la quindicesima | ti vedono e non ti scelgono | cambi titolo e riassunto, e aggiungi la sezione che hanno i primi tre e tu no |
| impressioni su ricerche che non avevi previsto | Google ha capito l'articolo meglio di te | scrivi la sezione che risponde a quella ricerca inattesa: di solito è il guadagno più rapido |
| click sì, nessuna richiesta | l'articolo risponde e lascia il lettore in mezzo alla strada | metti il passo dopo dove la risposta finisce, non in fondo alla pagina |
Scriverli tu, pagarli a pezzo o farli fare ogni giorno
Le tre strade esistono tutte: non ce n'è una giusta in assoluto, c'è quella compatibile con le tue ore. La cosa da sapere prima di scegliere è che la spesa non sta nel singolo pezzo, sta nel ritmo: un articolo ogni tanto non costruisce niente, perché il valore viene dalle pagine che si collegano fra loro.
Fra i servizi che un esperto SEO fornisce, la documentazione Google elenca esplicitamente lo sviluppo dei contenuti, insieme all'esame della struttura del sito e alla ricerca di parole chiave: scrivere articoli non è un'attività separata dalla SEO, è una delle sue parti.
| strada | cosa ti costa | regge nel tempo? | quando ha senso |
|---|---|---|---|
| Li scrivi tu | da tre a sei ore per articolo, più imparare a leggere i dati | di rado oltre il terzo mese: si ferma alla prima settimana piena | se sei tu che sai le risposte e hai meno di dieci domande da coprire |
| Li paghi a pezzo | una tariffa per articolo (il nostro copywriting per i testi di un sito parte da 240 €) | sì, finché paghi arrivano | se hai già l'elenco delle domande e la strategia la tieni tu |
| Li fai fare ogni giorno a un agente | un canone mensile (RankX Part-time 399 € al mese, durata minima 6 mesi) | sì, e cresce: ogni pagina nuova collega le vecchie | se il sito è fermo da mesi e nessuno in azienda ha l'ora al giorno da metterci |
L'errore che ricompare in nove blog su dieci
L'articolo che parla di te. "La nostra filosofia", "dieci anni di esperienza al tuo servizio", "i nostri valori": nessuno lo cerca, quindi nessuno lo trova, e chi ci arriva per caso non aveva quella domanda. Quelle cose stanno sulla pagina chi siamo, dove chi le cerca le cerca davvero.
Il secondo errore è più insidioso: l'articolo scritto bene su una domanda che non riguarda chi compra. Un'officina che racconta la storia del motore a scoppio prende lettori che non cambieranno mai le gomme da lei. Il filtro resta quello: dopo aver letto, quella persona ha un motivo per contattarti oggi?
Il metodo in sei righe, da tenere sul tavolo
Scrivi l'elenco delle domande che i clienti ti fanno al telefono, dalla più frequente. Passa ognuna nei tre filtri. Metti la risposta nelle prime quaranta parole, il resto sotto. Pubblica e collega l'articolo da una pagina che Google scansiona già. Segna sul calendario la data a tre settimane: quel giorno leggi i quattro numeri e fai la mossa della tabella, non quella che ti viene a intuito.
Se vuoi vedere cosa succederebbe sul tuo sito prima di scegliere la strada, l'analisi SEO gratuita dice cosa faremmo nei primi trenta giorni: resta tua anche se non parti e non serve la carta di credito. Se invece il punto è il ritmo, cioè qualcuno che scelga e scriva ogni giorno al posto tuo e ti mandi il resoconto il lunedì, quello è RankX, l'agente SEO.
Scrivere articoli SEO non è un esercizio di scrittura: è scegliere le domande giuste, rispondere meglio di chi c'è ora, e tornare a guardare i numeri tre settimane dopo. La parte difficile è la terza, perché chiede di tornare su un lavoro che sembrava finito. E un articolo che a tre settimane sta oltre la ventesima posizione non va riscritto meglio: va sostituito da una domanda più piccola, dove hai una possibilità vera. Le guide di questo blog sono scelte e misurate così, anche da RankX.
Domande frequenti
Sono articoli che rispondono a una domanda che le persone digitano su Google, non che parlano dell'azienda. Si parte dalla domanda esatta: risposta nelle prime quaranta parole, poi le sezioni che coprono le domande successive, e un passo dopo chiaro. Non hanno una lunghezza obbligatoria.
Il numero non è il punto: Google mette fra i segnali di allarme proprio il produrre molti contenuti su argomenti diversi sperando che qualcuno renda. Meglio otto articoli sulle otto domande che i tuoi clienti fanno davvero, pubblicati quando sono pronti, che venti pezzi per riempire un calendario.
Nessun numero: la documentazione di Google dice esplicitamente che non c'è una preferenza di lunghezza, e mette lo scrivere per raggiungere un limite di parole fra le pratiche da rivedere. La lunghezza la decidono le domande vere dentro l'argomento.
Se il sito ha già pagine scansionate e la pagina nuova è collegata, Google la trova in qualche giorno. Le prime impressioni arrivano in una o due settimane, la posizione si muove nei mesi. Chi garantisce risultati in trenta giorni promette quello che Google stesso scrive che nessuno può garantire: la prima posizione.
Per Google conta la qualità del risultato, non lo strumento. Il segnale di allarme che la documentazione indica è un altro: l'automazione su vasta scala su molti argomenti. La differenza sta nello scegliere una domanda per volta, metterci qualcosa che solo tu sai e rileggere prima di pubblicare.
Dipende dalla posizione. Fra la quinta e la quindicesima si aggiorna, perché ti vedono e manca poco: titolo, riassunto e la sezione che hanno i primi tre e tu no. Oltre la ventesima rende quasi niente, e lo stesso tempo su una domanda più specifica parte molto più vicino.
