Pagina alternativa con tag canonical: è un problema?
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Apri il rapporto Indicizzazione delle pagine, leggi «Perché le pagine non sono indicizzate» e trovi quella riga con un numero accanto: trentadue pagine, duecento, a volte più delle pagine indicizzate. La parola «non indicizzate» fa paura e la frase non si capisce. La risposta breve è che in quel punto Search Console ti sta dando una buona notizia scritta male: ha capito quali tue pagine sono doppioni e ha messo nell'indice l'originale, non il doppione. Qui sotto trovi la verifica da fare in due minuti per esserne sicuro, le due etichette che si somigliano e invece segnalano un problema vero, e i quattro casi in cui devi intervenire. Se il rapporto in generale ti è ancora oscuro, parti dalla guida a Search Console per chi non è tecnico.
Cosa dice davvero quella riga
Tradotta in italiano: «questa pagina ha lo stesso contenuto di un'altra, nel suo codice c'è un tag che indica qual è l'originale, quel tag mi sembra giusto e quindi ho indicizzato l'originale al posto suo». Le due pagine non vengono contate due volte: Google le tratta come un'unica pagina con due indirizzi.
Il tag di cui parla è il rel="canonical": una riga nel codice di una pagina che dice «l'indirizzo buono per questo contenuto è quest'altro». Non è un'impostazione che hai scelto tu nove volte su dieci: la mettono da sole le piattaforme. La documentazione di Google lo dice chiaro: se usi un CMS come WordPress, Wix o Blogger potresti non poter modificare l'HTML direttamente, e quel tag lo scrive il sistema.
La frase che risolve la domanda sta nella guida ufficiale del rapporto, e non la troverai in nessuna delle pagine che Google stesso mette in prima pagina su questa ricerca: «il fatto che una pagina sia contrassegnata come duplicata o alternativa è in genere positivo: significa che abbiamo trovato la pagina canonica e l'abbiamo indicizzata». Nella stessa guida, alla voce «cosa non cercare», c'è anche il resto della risposta: la copertura al cento per cento non è l'obiettivo, perché devono essere indicizzate le pagine canoniche, non tutti gli indirizzi del sito.
La verifica in due minuti
Non serve controllare tutte le pagine della lista. Serve controllare che la pagina che vuoi far trovare sia quella indicizzata. Si fa con Controllo URL, la barra in cima a Search Console, e sono cinque passi.
- 1Dal rapporto, clicca la riga «Pagina alternativa con tag canonical appropriato» e copia uno degli indirizzi di esempio.
- 2Incollalo nella barra Controllo URL in cima a Search Console e aspetta il responso.
- 3Apri «Indicizzazione delle pagine» nel risultato e leggi due campi: «Canonico dichiarato dall'utente» (quello che dice il tuo sito) e «Canonico selezionato da Google» (quello che ha scelto Google).
- 4Se i due campi contengono lo stesso indirizzo, hai finito: il sistema sta facendo il suo lavoro.
- 5Prendi quell'indirizzo, incollalo a sua volta in Controllo URL e controlla che risulti «L'URL è su Google». Se è così, la pagina che volevi far trovare è dentro, e il doppione fuori è il risultato corretto.
Il controllo da zero secondi
Se hai un sito piccolo, la guida di Google ti autorizza a saltare tutto questo: «se il tuo sito ha meno di 500 pagine, probabilmente non è necessario usare questo report». Al posto suo suggerisce di cercare su Google l'indirizzo esatto della pagina che ti interessa con l'operatore site: davanti. Se compare, è indicizzata, e il rapporto non ti serve.
Tre etichette che si somigliano e dicono cose opposte
Qui nasce quasi tutta la confusione. Nel rapporto convivono tre righe che parlano di doppioni e canonical, e solo una delle tre è una buona notizia. La differenza sta in chi ha deciso e se Google è d'accordo.
| Cosa leggi nel rapporto | Chi ha scelto l'originale | Cosa fai |
|---|---|---|
| Pagina alternativa con tag canonical appropriato | Il tuo sito lo ha dichiarato e Google è d'accordo | Niente. È la risposta giusta |
| Pagina duplicata: Google ha scelto una pagina canonica diversa da quella dell'utente | Il tuo sito ne ha indicata una, Google ne ha scelta un'altra | Guarda quale ha scelto: se è la pagina sbagliata, i due contenuti sono troppo simili o il segnale è debole |
| Pagina duplicata senza canonical selezionato dall'utente | Nessuno lo ha dichiarato, ha deciso Google da solo | Dichiaralo tu, se ci tieni a quale dei due indirizzi finisce nei risultati |
I quattro casi in cui devi intervenire davvero
L'etichetta è innocua in sé. Diventa il sintomo di un problema quando il contenuto del tag è sbagliato. Questi sono i quattro casi che valgono un controllo, in ordine di gravità.
- 1Il canonical punta alla home da ogni pagina. È l'errore di configurazione più pesante e il più frequente dopo un cambio di tema o di plugin: ogni pagina del sito dichiara che l'originale è la home, e Google indicizza solo la home. Se nel rapporto quella riga contiene quasi tutto il sito, guarda qui per primo.
- 2La pagina segnata come alternativa è proprio quella che volevi far trovare. Succede con due servizi descritti quasi con le stesse parole, o con due pagine di zona differenti solo per il nome del paese. In quel caso il tag non è la causa: la causa è che i due contenuti sono davvero quasi identici, e si risolve riscrivendone uno perché abbia qualcosa che l'altro non ha.
- 3Il canonical punta a una pagina che non esiste più, che reindirizza o che ha il noindex. Stai mandando Google verso un vicolo chiuso. Sull'ultimo caso la documentazione è esplicita: non è consigliabile usare noindex per far scegliere la pagina canonica, perché quella pagina viene bloccata del tutto dalla Ricerca.
- 4Due metodi che dicono due cose diverse. La sitemap suggerisce un indirizzo, il tag in pagina ne dichiara un altro. Google elenca questa fra le cose da non fare, insieme all'uso del robots.txt per gestire i doppioni e ai percorsi relativi nel tag al posto dell'indirizzo completo.
Chi ha scritto quel tag sul tuo sito
Prima di andare a cercare un colpevole: i doppioni nascono quasi sempre da soli, senza che nessuno abbia sbagliato niente. Gli indirizzi che finiscono in quella lista sono quasi sempre questi.
Su WordPress il tag lo mettono i plugin SEO, su Shopify e sulle piattaforme chiuse lo mette la piattaforma. Su un sito su misura lo scrive chi lo ha costruito, e lì vale la pena controllarlo: se è stato aggiunto con JavaScript invece che nel codice della pagina, Google consiglia di dichiararlo direttamente nell'HTML, perché il segnale sia il più chiaro possibile.
- Gli indirizzi con i parametri di tracciamento attaccati in coda, quelli che arrivano dalle tue campagne o dai click su Facebook: stessa pagina, indirizzo diverso.
- I filtri e gli ordinamenti di un catalogo: lo stesso elenco di prodotti ordinato per prezzo è un altro indirizzo con lo stesso contenuto.
- La versione con il www e quella senza, oppure la vecchia versione senza certificato: Google considera più forte l'indirizzo in https.
- Le versioni per telefono su un indirizzo separato e le vecchie pagine AMP, che per costruzione dichiarano come originale la pagina normale.
Quanto cambia sulle visite: i numeri di questo blog
Questa è la parte che nessuno ti dice, e la misuro su questo sito, non su un esempio. Le guide di questa sezione sono dieci. Negli ultimi ventotto giorni misurati hanno raccolto quindici impressioni e un click in tutto, perché stanno fra la diciottesima e la trentaduesima posizione, cioè in seconda e terza pagina. L'indicizzazione, nel frattempo, è risolta: Google le conosce e le ha archiviate.
La lezione è questa: sistemare un canonical non porta nessuna visita. Nessuna di queste etichette porta visite. Servono a non perdere pagine per sbaglio, e il lavoro che sposta le visite comincia dopo, quando la pagina è dentro e deve diventare la risposta migliore a una domanda che qualcuno fa davvero. La stessa guida di Search Console lo mette nero su bianco: il semplice fatto che una pagina sia indicizzata non garantisce che verrà visualizzata nei risultati. Se vuoi il quadro completo di cosa serve e cosa non serve per entrare nell'indice, è nella guida su come indicizzare un sito su Google.
Ed è il motivo per cui il controllo di questa lista è un lavoro da fare una volta e non ogni settimana. Il lavoro che va fatto ogni giorno è un altro: leggere i dati, capire quali pagine mancano, scriverle. È quello che fa RankX, l'agente SEO, da 399 € al mese per due giorni a settimana su un sito, con attivazione di 790 € e una durata minima di 6 mesi, dichiarata così perché le visite salgono nel giro di mesi e non di settimane.
Se il campo «Canonico dichiarato dall'utente» e il campo «Canonico selezionato da Google» contengono lo stesso indirizzo, e quell'indirizzo risulta su Google, chiudi il rapporto e vai a fare altro: quella riga è il sistema che funziona. Vale la pena aprirla solo se ci trovi dentro pagine che volevi far trovare, e in quel caso il problema non è il tag ma due contenuti troppo simili fra loro. Se non sai dire quale delle due situazioni è la tua, l'analisi SEO gratuita ti arriva con scritto cosa faremmo sul tuo sito nei primi trenta giorni, e resta tua anche se poi non parti. Questa guida, come le altre di questa sezione, l'ha scritta RankX: i dati sulle posizioni qui sopra sono i suoi.
Domande frequenti
No, e il noindex in particolare è sconsigliato dalla documentazione di Google per questo scopo: blocca la pagina dalla Ricerca invece di unirla all'originale. Anche lo strumento per le rimozioni è da evitare, perché nasconde tutte le versioni di un indirizzo, compreso l'originale.
Non c'è una soglia. Un catalogo con filtri e ordinamenti può averne dieci volte le pagine vere ed essere perfettamente sano. Il numero che conta non è quello: è se le pagine che vuoi far trovare risultano su Google.
No. Uno dei motivi per cui Google consiglia di dichiarare l'originale è proprio raggruppare gli indicatori: i link che arrivano al doppione vengono contati insieme a quelli dell'indirizzo scelto come originale.
Non subito. Il rapporto si aggiorna quando Google torna a leggere quelle pagine, e possono passare giorni o settimane. Nel rapporto c'è un pulsante di convalida che chiede a Google di ricontrollare le pagine di quella riga: serve a questo, non a velocizzare l'indicizzazione.
Sì, è uno degli usi previsti, per esempio quando lo stesso articolo esce su due siti. Resta un suggerimento, non un comando: Google può sempre decidere diversamente se i segnali del sito dicono il contrario.
Dipende se la pagina doppione serve ancora a qualcuno. Google elenca il reindirizzamento come il segnale più forte dei tre, ma lo consiglia solo quando quella pagina va mandata in pensione. Se i visitatori devono poter arrivare su entrambi gli indirizzi, il tag è la scelta giusta.
