Sito web avvocato: cosa permette la deontologia
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Il blocco, in uno studio legale, non è quasi mai il prezzo del sito: è il dubbio che pubblicare la frase sbagliata finisca davanti al Consiglio dell'Ordine. Così il sito non si fa, e nel frattempo le ricerche dei clienti su quella materia finiscono ai portali trova-avvocato. Questa guida separa le due questioni: cosa dice la norma sull'informazione professionale, e cosa cambia davvero avere un sito proprio invece di una scheda su un portale. La pagina sui siti per avvocati e commercialisti racconta cosa mettiamo dentro il sito di uno studio; qui si parla di cosa puoi scrivere e di che conto fare prima di decidere.
Il codice regola come scrivi, non se scrivi
Il Codice Deontologico Forense è stato approvato dal Consiglio Nazionale Forense il 31 gennaio 2014, in attuazione della legge 247 del 2012, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 ottobre 2014. Non vieta a uno studio di avere un sito. Quello che disciplina è la forma dell'informazione sull'attività professionale: deve essere vera, trasparente e corretta, e non può mettersi a confronto con altri professionisti né promettere un risultato.
La differenza pratica sta tutta nel lessico, non nei contenuti. Dire di cosa ti occupi, da quanto, come lavori e quanto costa il primo incontro è informazione. Dire di essere il migliore, o che il credito si recupera sempre, è un'altra cosa: è il tipo di frase che il codice tiene fuori. Lo stesso contenuto, scritto in due modi, sta dentro o sta fuori.
| Cosa vuoi far sapere | Scritto come informazione | Scritto come non va |
|---|---|---|
| Che ti occupi di separazioni | Diritto di famiglia: separazioni, divorzi, affidamento dei figli | Il punto di riferimento per i divorzi in città |
| Che hai esperienza | Iscritto all'albo dal 2009, materia prevalente il contenzioso tributario | Il più esperto della provincia nella materia |
| Che i casi li risolvi | Come si svolge una causa di recupero crediti: fasi, tempi e costi tipici | Recuperiamo il tuo credito, sempre |
| Che i costi sono chiari | Primo incontro: quanto dura, quanto costa e cosa ti porti via | Preventivi più bassi degli altri studi della zona |
Le tre parole che fanno riscrivere il sito
Migliore, garantiamo, sempre. Sono le tre parole che chi scrive testi per il web usa per riflesso, perché in quasi tutti gli altri mestieri funzionano. In uno studio legale sono le tre che costringono a rifare le pagine dopo la pubblicazione, ed è il motivo per cui la revisione dei testi va messa prima di pubblicare, non dopo.
Le sei domande da mandare al tuo Ordine prima di pubblicare
Il codice è nazionale, ma su diversi punti di prassi l'interpretazione la fa il tuo Consiglio dell'Ordine, e non è uniforme da un foro all'altro. Invece di fidarti del blog di un'agenzia, che non risponde per te, manda queste sei domande al tuo Ordine: sono cinque righe di email e ti togliono il dubbio una volta sola, per sempre.
Le risposte che ricevi diventano il foglio che consegni a chi scrive i testi. È il passaggio che quasi nessuno fa, ed è quello che evita di rifare il sito tre settimane dopo averlo messo online.
- 1Posso pubblicare le testimonianze dei clienti, e in che forma?
- 2Posso indicare i nomi dei clienti o i casi trattati, anche con la loro autorizzazione?
- 3Posso scrivere specializzato in, oppure devo usare materia prevalente?
- 4Posso indicare il costo del primo incontro e le fasce di preventivo?
- 5Posso fare campagne a pagamento su Google con il nome dello studio?
- 6Quali dati dello studio devono comparire, e su quali pagine del sito?
Cerca la tua materia nella tua città e conta i risultati tuoi
Il 30 ottobre 2026 ho guardato la prima pagina di Google Italia da telefono per la ricerca sito web avvocato. Su nove risultati, quattro erano portali che mettono in contatto chi cerca un legale con gli studi, tre erano agenzie che vendono siti agli avvocati, uno era uno studio che si occupa di diritto applicato al web, e uno solo era il sito di uno studio legale. Nella pagina c'era anche il riassunto generato da Google, costruito su siti di consulenti e di agenzie.
Quella però era la ricerca sui siti. Fai adesso quella che fa un cliente vero, la tua materia più la tua città, e conta due numeri: quanti dei primi dieci risultati sono siti di studi legali e quanti sono portali, elenchi o aggregatori. Ci vogliono trenta secondi e ti dice più di qualunque preventivo.
Se gli studi veri sono due o tre su dieci, non è una brutta notizia: vuol dire che in quella ricerca la concorrenza vera è poca e chi si presenta bene si vede. È lo stesso schema della ristorazione, dove sono i portali di prenotazione a occupare il posto del ristorante: l'ho raccontato in sito web per ristorante o bastano i portali.
Portale e sito non fanno lo stesso lavoro
La domanda da fare al portale prima di firmare è una sola: quando un utente manda una richiesta, a quanti studi arriva? Se la risposta è più di uno, stai comprando un contatto che qualcun altro sta comprando insieme a te, e la trattativa con quel cliente parte dal prezzo invece che dalla materia.
Questo non vuol dire lasciare i portali. Vuol dire sapere che lavoro fa ognuno dei due: il portale ti porta chi non ti conosce, il sito trasforma chi ha sentito il tuo nome in un appuntamento. Tenerli insieme per qualche mese e guardare da dove arrivano davvero le chiamate vale più di qualsiasi ragionamento fatto a tavolino.
| Cosa cambia | Scheda sul portale | Sito dello studio |
|---|---|---|
| Chi vede la tua scheda | Accanto a quelle di altri studi della stessa materia | Da sola, senza confronti a fianco |
| Di chi è il contatto | Del portale, che decide a chi mandarlo | Tuo: la richiesta arriva nella tua casella |
| Se smetti di pagare | La scheda sparisce e con lei le posizioni | Il sito resta e le pagine restano indicizzate |
| Cosa puoi scrivere | I campi che il portale prevede | Quello che hai concordato con il tuo Ordine |
| Come arriva il cliente | Confrontando preventivi tra più studi | Dopo aver letto come lavori |
Il conto: quanti incarichi deve portare per ripagarsi
Per un ristorante il conto si fa sulle commissioni dei portali, per un salone sulle clienti abituali. Per uno studio legale è più semplice, e il risultato sorprende quasi sempre: il sito è una spesa che fai una volta, l'incarico è un onorario. Quindi la domanda giusta non è quanto costa, è quanti incarichi deve portarti in un anno perché sia pari.
Prendi l'onorario medio di un incarico ordinario, di quelli che nel tuo studio si ripetono, e dividi la spesa del sito per quel numero. Il sito web professionale costa 899 € invece di 1.990 € di listino. Se un incarico ordinario vale qualche centinaio di euro, il conto si chiude in due o tre incarichi in dodici mesi. Se ne vale qualche migliaio, si chiude con il primo.
| Da calcolare | Come si trova | Il tuo numero |
|---|---|---|
| Onorario medio di un incarico ordinario | Media delle ultime dieci parcelle dello stesso tipo | |
| Spesa del sito | Prezzo del sito più i testi, una volta sola | |
| Incarichi per andare pari | Spesa diviso onorario medio | |
| Incarichi in più da trovare in un anno | Il numero della riga sopra, arrotondato per eccesso |
Chi scrive i testi è la decisione vera
Il numero che esce dal conto è quasi sempre piccolo, e quello è l'argomento. Il rischio di uno studio non è spendere troppo per il sito: è passare un altro anno a valutare, mentre le ricerche di quella materia nella tua città le prende qualcun altro.
Ma se il conto è facile, i testi no, e qui sta la differenza con tutti gli altri mestieri. In una palestra un testo sbagliato è un testo che vende poco. In uno studio legale è anche una questione disciplinare, e questo cambia a chi puoi affidarlo. Due strade funzionano: li scrivi tu e qualcuno li sistema per il web, oppure li scrive chi sa già dove sono i limiti e tu li rileggi in venti minuti. La seconda consuma meno della risorsa che in uno studio è davvero scarsa, cioè il tuo tempo.
Nel preventivo controlla che ci siano tre cose, oltre al sito: una pagina per ogni materia che vuoi davvero vendere, il modulo di primo contatto con i campi che ti servono per capire il caso prima di richiamare, e chi tiene aggiornato il sito dopo la consegna. Voci e prezzi fissi sono su siti web: i testi scritti dentro le regole della professione sono una voce a parte, 240 €, l'impostazione sulle ricerche di materia 290 €, la manutenzione 249 €/mese.
Tre mosse, in ordine, e nessuna delle tre costa soldi. Manda al tuo Consiglio dell'Ordine l'email con le sei domande. Cerca la tua materia nella tua città e conta quanti risultati sono studi veri. Poi fai il conto degli incarichi che servono per andare pari. Se i tre numeri ti convincono, il passo più piccolo è vedere come viene: su crea il tuo sito l'anteprima dello studio la hai in due minuti, senza parlare con nessuno e senza impegno. Quello che decidi dopo è un'altra conversazione.
Domande frequenti
Per uno studio legale ci sono due livelli. Il primo è comune a tutti i siti: chi è il titolare, i dati dello studio, l'informativa privacy e la gestione dei cookie. Il secondo è deontologico e riguarda come descrivi l'attività: informazione vera e verificabile, nessun confronto con altri professionisti, nessuna promessa sull'esito. Il testo di riferimento è il Codice Deontologico Forense; sui punti di prassi la risposta che vale è quella del tuo Consiglio dell'Ordine.
No. L'informazione sulla propria attività professionale è consentita, ed è per questo che gli studi legali hanno un sito. Quello che la norma esclude è il tono: comparativo, ingannevole o che prometta un risultato. Un sito che spiega materie, modo di lavorare e costo del primo incontro sta dentro quelle regole.
In genere sì, e spesso conviene: chiarisce le aspettative e riduce le richieste di pareri gratuiti al telefono. Molti studi indicano il costo del primo incontro e precisano che i preventivi sono scritti. Sul modo esatto di presentarlo, una riga di conferma al tuo Ordine non costa niente e chiude il discorso.
Fanno due lavori diversi. Sul portale la tua scheda sta accanto a quelle di altri studi e il contatto appartiene al portale. Sul sito chi arriva ha letto come lavori e scrive direttamente a te. Chiedi al portale a quanti studi arriva una singola richiesta: la risposta ti dice che tipo di contatto stai comprando.
È il punto su cui la prassi dei vari Ordini è meno uniforme, quindi è la prima delle sei domande da fare al tuo. Nel frattempo tieni presente che le recensioni sul profilo Google dello studio sono una cosa diversa: non le scrivi tu e non le pubblichi tu, e restano visibili a chi cerca il nome dello studio.
Una per ogni materia che vuoi davvero fare, più la presentazione dei professionisti e il contatto. Tre materie trattate bene battono dieci elencate: le ricerche dei clienti sono per materia e per città, quasi mai per nome dello studio.
