Sito one page o multipagina: come scegliere
10 minuti di lettura

Quando chiedi un preventivo, prima o poi qualcuno ti propone il one page: una pagina sola, tutto in verticale, si scorre col pollice. Costa meno e si fa in fretta, e detta così sembra solo una versione più economica dello stesso prodotto. Non lo è. Il one page cambia una cosa sola, ma pesante: quante porte d'ingresso ha il tuo sito. Qui trovi la regola per decidere in cinque minuti, il conto di quanto si risparmia davvero, com'è fatta una pagina sola che funziona e cosa succede il giorno in cui l'attività cresce.
Un sito one page è un sito con un indirizzo solo
La differenza non è il numero di schermate: è il numero di indirizzi. Un sito a pagine ha un indirizzo per la home, uno per ogni servizio, uno per i contatti. Un one page ne ha uno. Google lavora per indirizzo: a ogni indirizzo assegna un titolo, una descrizione e una posizione in classifica. Con sei indirizzi hai sei biglietti alla lotteria, con uno ne hai uno.
Prendi un idraulico di Verona. Le persone che hanno bisogno di lui cercano tre cose diverse: "idraulico Verona", "pronto intervento caldaia Verona", "installazione condizionatori Verona". Sono tre bisogni, tre urgenze e tre portafogli diversi. Su un sito a pagine scrive tre titoli, uno per pagina, e si gioca tre partite. Su un one page deve scegliere un titolo solo, perché di titoli ce n'è uno. Le altre due ricerche le perde, non per colpa del testo ma per aritmetica.
Il menu in cima a un one page non smentisce questo: quei link non portano ad altre pagine, portano a punti più in basso della stessa pagina (si chiamano ancore). Per chi legge sono comodi, per Google restano lo stesso indirizzo.
- Un titolo e una descrizione nei risultati di Google, non uno per servizio.
- Un indirizzo da mandare per WhatsApp: non puoi mandare "la pagina del servizio X".
- Una posizione in classifica: se sale, sale per una ricerca, non per cinque.
- Un peso solo: tutte le foto di tutte le sezioni si caricano nella stessa pagina.
One page, sito vetrina e landing page non sono sinonimi
Nei preventivi queste tre parole girano come se fossero la stessa cosa, e quasi sempre chi le usa intende tre prodotti diversi. Vale la pena chiarirlo prima di firmare, perché il prezzo cambia e il risultato cambia di più.
La landing page è uno strumento della pubblicità: nasce senza menu e senza vie di uscita, perché chi ci arriva deve fare una cosa sola, e tu di landing page puoi averne cinque, una per campagna. Il one page invece è il tuo sito: deve anche dirti chi sono, dove sono, a che ora aprono. Se devi far rendere una campagna, quello che cerchi è una landing page, non un sito più piccolo. Se invece devi farti trovare dalla gente della tua zona, la domanda vera è one page o sito vetrina.
| Formato | Indirizzi | Da dove arriva chi la vede | A cosa serve |
|---|---|---|---|
| Sito one page | 1 | Pubblicità, Instagram, QR, passaparola, una ricerca | Farsi conoscere e farsi contattare |
| Sito vetrina | 4-6 | Ricerche su Google sul mestiere e sulla zona | Farsi trovare e spiegare due o tre servizi |
| Landing page | 1, fuori dal menu del sito | Solo da una campagna a pagamento | Far fare una cosa sola: preventivo, prenotazione |
La domanda che decide: da dove arriva chi ti trova
Il one page non si decide guardando il budget, si decide guardando il canale. Se le persone ti trovano perché ti cercano per nome, perché vedono la tua scheda su Google Maps, perché seguono il tuo profilo Instagram o perché gli ha parlato di te un'amica, allora arrivano con il nome già in testa: una pagina sola che risponde bene è più che sufficiente, e in molti casi converte meglio di un sito a sei pagine fatto male.
Se invece vuoi che arrivino persone che non ti conoscono, che stanno cercando su Google un servizio e non te, allora ogni servizio ha bisogno del suo indirizzo. Il one page ti lascia fuori da quelle ricerche, non perché sia scritto male, ma perché hai una casella sola da riempire.
La prova che puoi fare adesso, su un foglio: scrivi le tre ricerche che vorresti intercettare su Google. Se sono tre modi di dire la stessa cosa ("parrucchiere Lecce", "salone parrucchiere Lecce", "parrucchiere centro Lecce"), una pagina sola ti basta. Se sono tre bisogni diversi ("taglio uomo", "extension capelli", "trucco sposa"), ti servono tre pagine, e nessuna rifinitura grafica cambierà questo fatto.
Quanto si risparmia davvero
Qui casca quasi tutti. Il prezzo di un sito non sta nelle pagine, sta nei testi, nelle foto e nelle decisioni: cosa offri, a chi, con quali parole. Quelle voci le paghi identiche su una pagina o su sei, perché si pagano a servizio da descrivere, non a schermata. L'unica voce che sparisce davvero è l'impaginazione delle pagine in più.
Lo conferma il mercato, non io: un fornitore italiano specializzato solo in monopagina parte da 290 euro più IVA e divide il listino in tre livelli in base al numero di sezioni (una sezione sola e senza menu, fino a quattro, fino a otto). Anche chi vende solo one page, cioè, ti fa pagare la quantità di contenuto, non il numero di pagine. Il conto delle voci che restano uguali è questo.
| Voce | Cambia? |
|---|---|
| Dominio e hosting | No, identici |
| Testi dei servizi | No, si pagano a servizio (240 € per i testi di un sito) |
| Foto e materiale | No, le stesse foto ti servono comunque |
| Cookie banner e privacy | No, gli obblighi sono gli stessi |
| Grafica e impaginazione | Un po' meno: meno schermate da disegnare |
| Pagine in più da costruire | Sì, è l'unica voce che sparisce |
I casi in cui il one page è la scelta giusta
Non è un formato di serie B. Ci sono attività per cui è esattamente lo strumento giusto, e spendere il triplo per avere cinque pagine mezze vuote sarebbe uno spreco. Riconoscerai il tuo caso se sei in uno di questi.
- Vendi un servizio solo, chiaro, con un prezzo: un noleggio con conducente, un corso, una sala per eventi.
- Vivi di Instagram o TikTok e il sito è il posto dove chi ti segue trova il telefono e i prezzi senza doverti scrivere in privato.
- Hai un locale: chi cerca sa già come ti chiami e vuole orari, mappa, menu e il tasto per chiamare, non un approfondimento.
- Devi coprire una cosa che dura pochi mesi: un'apertura, una fiera, una promozione stagionale.
- Hai aperto il mese scorso e non hai ancora capito quale dei tuoi servizi tira: meglio una pagina buona oggi che sei pagine da rifare fra sei mesi.
Com'è fatto un one page che funziona, nell'ordine giusto
Con una pagina sola l'ordine delle sezioni non è una questione di gusto: è l'unica leva che hai. Chi arriva non può scegliere dove andare, può solo scorrere o uscire. Quindi ogni sezione deve guadagnarsi la successiva. Questo è l'ordine che regge per un'attività che vende un servizio:
Due errori li fanno quasi tutti i one page che si vedono in giro. Il primo: mettere tutto nella prima schermata, con tre messaggi sovrapposti alla foto, perché "si vede subito". Il secondo: andare avanti a sezioni finché la pagina diventa un rotolo in cui i contatti stanno in fondo e nessuno li raggiunge. Sei sezioni buone battono dodici riempite.
- 1Prima schermata: chi sei, cosa fai e per chi, in una riga leggibile senza ingrandire. Più un bottone solo (chiama o scrivi). Niente slider che cambia frase da solo.
- 2Il problema del cliente, detto con le sue parole: serve a far dire "parla di me" a chi ha appena aperto la pagina.
- 3Cosa fai di preciso: il servizio spiegato in tre o quattro punti, non in un paragrafo unico. Se hai due servizi, due blocchi separati con un titolo ciascuno.
- 4Le prove: lavori fatti con le foto vere, recensioni che hai davvero, numeri tuoi (anni di attività, zona che copri, tempi di intervento).
- 5Prezzo o come si arriva al prezzo: anche solo "sopralluogo gratuito, preventivo in 48 ore". È il punto in cui scappa chi non sa cosa aspettarsi.
- 6Contatti: telefono cliccabile, modulo corto (nome, telefono, due righe), indirizzo con la mappa e gli orari se hai un locale.
- 7Il tasto per chiamare che resta visibile mentre scorri: su una pagina lunga è la differenza fra una telefonata e un'uscita.
| Elemento | One page che converte | One page che non converte |
|---|---|---|
| Prima schermata | Una frase, un bottone | Slider con tre messaggi e nessun bottone |
| Numero di sezioni | Cinque o sei, una idea ciascuna | Dieci o più, mezze vuote |
| Menu in cima | Ancore che portano alle sezioni | Nessun menu: si scorre a caso |
| Contatti | Ripetuti a metà pagina e in fondo | Solo in fondo |
| Foto | Pochi scatti tuoi, leggeri | Venti foto da archivio che rallentano tutto |
I segnali che ti si sta rompendo in mano
Il one page non smette di funzionare tutto insieme: si stringe addosso piano. Se riconosci due di questi quattro segnali, hai già superato il formato.
- Hai più di due servizi che il cliente confronta prima di chiamarti, e sulla pagina stanno tutti ammucchiati in un elenco.
- Vuoi clienti nuovi da Google su ricerche diverse fra loro, non solo da chi ti cerca per nome.
- La pagina ha passato le otto sezioni e da telefono è diventata uno scroll infinito in cui i contatti stanno in fondo.
- Ti serve un blog, un listino navigabile o le schede dei lavori fatti: roba che vuole un indirizzo suo per essere trovata e condivisa.
Il segnale che arriva per primo
Prima di tutti gli altri ne arriva uno piccolissimo: sei al telefono con un cliente, devi mandargli il punto in cui spieghi un servizio, e ti accorgi che non hai un link da mandare. Puoi mandare solo il sito intero e dire "scorri in basso, verso la metà". Quel pezzo di pagina, in quel momento, ti ha appena chiesto di diventare una pagina sua.
Come si passa da una pagina a un sito a pagine
Il passaggio non è un rifacimento da zero, se il one page è stato fatto con la testa. Tieni il dominio, le email, le foto, i testi e lo stile grafico: quello che cambia è la struttura. Le sezioni diventano pagine, il menu da ancore diventa un menu vero, e i vecchi punti della pagina vanno reindirizzati verso le pagine nuove, così i link che girano in giro non finiscono su un errore.
La parte che si butta è una sola, e si vede solo dopo: la pagina unica era stata scritta per essere letta tutta in fila, mentre una pagina di servizio deve reggere in piedi da sola, perché ci si arriva da Google senza aver letto niente prima. Quei testi si riscrivono quasi tutti.
Per questo l'unica domanda che devi fare al fornitore prima di dire sì al one page è questa: se un giorno diventa un sito a pagine, quanto costa il passaggio e cosa si butta? Se la risposta è "si rifà tutto da capo", il risparmio di oggi è un anticipo su una spesa più grossa. Se non sai ancora cosa ti serve, il modo più rapido per capirlo è vedere il tuo sito prima di comprarlo: con l'anteprima gratuita metti i tuoi dati e in due minuti vedi le pagine che verrebbero fuori dalla tua attività. Se ne vengono fuori cinque e le riconosci tutte come utili, la risposta al one page te la sei data da sola.
Riassunta in una riga: scegli il one page se i tuoi clienti arrivano da altre strade e devono solo convincersi, scegli le pagine se vuoi che arrivino da Google su servizi diversi. Non è una questione di gusto e non è una questione di budget: è una questione di quante porte vuoi avere. Se le tue sono più di una, guarda cosa comprende un sito a pagine e confrontalo col preventivo del one page che hai sul tavolo: spesso la differenza è meno di quello che ti aspetti, e la cosa che cambia non è la grafica, sono i clienti che ti trovano senza conoscerti.
Domande frequenti
È un sito che sta tutto su una pagina sola: le sezioni (chi sono, servizi, contatti) sono una sotto l'altra e si scorrono col dito o col mouse. Il menu in cima non porta ad altre pagine, porta a punti più in basso della stessa pagina. Per Google esiste un indirizzo solo.
No, non c'è nessuna penalizzazione: un one page fatto bene si posiziona come qualsiasi altra pagina. Il limite è diverso ed è aritmetico: Google indicizza per indirizzo e assegna un titolo a ogni indirizzo, quindi con una pagina sola puoi puntare bene a una ricerca sola invece che a cinque.
Tecnicamente quante vuoi, in pratica fino a sette o otto. Oltre, da telefono diventa uno scroll lunghissimo in cui il tasto per chiamarti resta sepolto in fondo, e il vantaggio di velocità sparisce perché tutte le foto di tutte le sezioni si caricano insieme.
Dipende da quante cose vanno scritte e disegnate, non dalla lunghezza. Da noi una landing page costa 290 € e un sito vetrina per un'attività locale 890 €: la differenza non è il numero di schermate, è che il sito deve reggere anche chi arriva da Google, mentre la landing page serve a far rendere una campagna.
Non dentro la pagina: un blog ha senso solo se ogni articolo ha un indirizzo suo, altrimenti non si fa trovare e non si condivide. Nel momento in cui vuoi scrivere articoli, stai chiedendo un sito a pagine, con il blog come sezione a parte.
Scorrere è più naturale che cliccare, quindi la lettura è comoda. Ma il peso conta: se nella pagina unica infili dieci foto grandi, da rete mobile si carica più lenta di una home leggera, perché scarica tutto in una volta anche le sezioni che il visitatore non guarderà mai.
La manutenzione non cambia per numero di pagine: paghi dominio, hosting e aggiornamenti allo stesso modo. Quello che cambia è il lavoro quando devi aggiungere qualcosa: su un one page ogni sezione nuova allunga la pagina unica e prima o poi ti costringe a rifarla, su un sito a pagine aggiungi una pagina e basta. Il conto delle voci fisse è nella guida su quanto costa mantenere un sito.
