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Sito vetrina: a chi serve davvero e quando non basta

8 minuti di lettura

Un sito aziendale aperto sul portatile e sul telefono

Se hai chiesto due preventivi per il sito, è probabile che uno dei due ti abbia detto «a te basta una vetrina». Può essere vero e può essere un modo per chiudere in fretta un lavoro piccolo. La differenza la fa una cosa sola: cosa deve fare il cliente quando arriva sul sito. Qui trovi la regola per capirlo, cosa c'è dentro una vetrina fatta bene, e i segnali che ti dicono di lasciar perdere e prendere il formato pieno.

Cos'è un sito vetrina, in concreto

Un sito vetrina è un sito di poche pagine che racconta chi sei, cosa fai, dove sei e come ti si contatta. Niente di più. Il nome viene dalla vetrina del negozio: chi passa guarda, capisce se fa al caso suo ed entra. Il sito non vende al posto tuo e non gestisce niente: raccoglie la richiesta e te la passa.

In pratica sono quattro o cinque pagine: home, chi siamo, servizi (o listino), contatti, e a volte una galleria. Più un modulo di contatto e il numero di telefono cliccabile.

  • Quello che c'è: le pagine, le foto, i testi, il modulo di contatto, la mappa, gli orari, il collegamento alla scheda Google.
  • Quello che non c'è: il carrello, l'area riservata per i clienti, l'agenda prenotabile con la caparra, il catalogo con i filtri, le due lingue, il blog gestito ogni mese.
  • Quello che dipende: il menu digitale col codice QR per bar e ristorazione è un'aggiunta tipica della vetrina, non una funzione compresa.

Le tre domande che decidono se ti basta

Rispondi a queste tre e hai finito. Non servono analisi, serve onestà su come compra il tuo cliente.

  1. 1Il cliente deve solo trovarti, o deve anche scegliere? Un barbiere lo trovi e lo chiami. Un'impresa edile la confronti con altre tre, guardi i lavori fatti, leggi come lavora, e solo dopo scrivi. Trovare è vetrina. Scegliere è sito pieno.
  2. 2Quante cose diverse vendi? Se i tuoi servizi stanno in un elenco di cinque righe, la vetrina li copre. Se ogni servizio ha un suo cliente, un suo prezzo e sue obiezioni, ognuno ha bisogno della sua pagina, e le pagine diventano dieci.
  3. 3Il cliente deve fare qualcosa sul sito, oltre a contattarti? Prenotare un tavolo con la caparra, comprare, entrare in un'area riservata, scaricare un documento dopo aver lasciato l'email. Se la risposta è sì, quella è una funzione: si progetta e si paga a parte, e intorno a una funzione la vetrina sta stretta.

La regola in una riga

Se il tuo cliente arriva già convinto e deve solo trovare il numero, vetrina. Se arriva indeciso e il sito deve convincerlo, formato pieno. Nel dubbio guarda come ti arrivano i clienti oggi: se il telefono squilla dopo un passaparola, stai nel primo caso.

Cinque segnali che la vetrina ti starà stretta

Sono i casi in cui, dopo sei mesi, ti ritrovi a pagare due volte: prima la vetrina, poi il sito vero. Se ne riconosci anche solo due, parti direttamente dal formato pieno.

  • Lavori su più zone o più province, e vuoi essere trovato in ognuna. Una vetrina ha una pagina contatti sola e non ha abbastanza contenuto da coprire più aree.
  • Il tuo è un acquisto che la gente confronta: un impianto, una ristrutturazione, una consulenza costosa. Chi spende tanto legge tanto, e su quattro pagine non trova di che convincersi.
  • Hai bisogno di prenotazioni vere, con calendario e caparra. È il caso tipico del ristorante che vuole smettere di inseguire i tavoli vuoti.
  • Hai clienti stranieri. La seconda lingua non è una traduzione: è un secondo sito, con le sue pagine e la sua struttura.
  • Vuoi arrivare su Google per ricerche che non siano il tuo nome. Per farti trovare da chi non ti conosce servono pagine che rispondano a domande, e la vetrina non ne ha lo spazio.

Cosa deve avere una vetrina per portare clienti

La vetrina ha una pessima fama perché per anni è stata venduta come un biglietto da visita online: bello, fermo, inutile. Una vetrina che porta clienti si riconosce da sei cose, e nessuna costa di più, costa solo attenzione.

La più sottovalutata è il telefono. Google indicizza i siti partendo dalla versione per telefono, non da quella per computer: se il tuo sito da telefono è illeggibile, è illeggibile e basta, anche se sul monitor dell'ufficio si vede benissimo.

  • Si capisce in tre secondi cosa fai e dove: nome dell'attività, mestiere, città, sopra la prima scrollata.
  • Il numero di telefono è cliccabile e sta in alto, non solo nei contatti in fondo.
  • Gli orari e l'indirizzo sono scritti e aggiornati, con la mappa che apre le indicazioni in un tap.
  • Le foto sono tue. Le immagini comprate si riconoscono e tolgono fiducia esattamente alle attività che di fiducia campano.
  • C'è il prezzo, o almeno una fascia. Il visitatore che non trova nessuna indicazione di prezzo chiude e va dal concorrente che ce l'ha.
  • La scheda Google dell'attività è collegata e curata: per un'attività di zona porta più contatti del sito stesso, ed è gratuita.

Vetrina o sito professionale: le differenze che pesano

Le voci qui sotto sono quelle che cambiano davvero il risultato. Le altre differenze che senti nei preventivi (il tema, l'animazione, l'effetto in home) non spostano un cliente.

Cosa cambiaSito vetrinaSito professionale
Pagine4 o 5: home, chi siamo, servizi, contatti5 o 7, una per servizio o per settore
A chi è adattoOfferta compatta, cliente che deve trovartiOfferta articolata, cliente che deve scegliere
Farsi trovare su GoogleSul nome e sulle ricerche di zonaAnche su ricerche di chi non ti conosce
Funzioni in piùNessuna di serie, si aggiungono a parteSi progettano dentro il sito
Tempi tipici1 o 2 settimane dalla firma2 o 3 settimane dai contenuti
Quando diventa un erroreQuando dopo sei mesi lo devi rifareQuando hai un servizio solo e dieci pagine vuote
Sito vetrina e sito professionale a confronto

Quanto costa, e cosa paghi dopo

Il motivo per cui su questa domanda non trovi mai una cifra è che quasi nessuno pubblica il listino: la risposta standard è «dipende da cosa vuoi realizzare». Dipende davvero, ma il formato base un prezzo ce l'ha, e si può scrivere.

Da noi il sito vetrina per un'attività locale costa 890 €, con i testi scritti da noi dentro il prezzo. Il formato pieno, il sito web professionale, costa 999 € invece di 1.990 €. Il menu digitale col QR, l'aggiunta più richiesta da bar e ristoranti, è 240 €. La scheda Google curata e impostata è 190 €.

La domanda vera però è l'altra: cosa paghi dopo. Gli unici costi obbligatori di un sito sono il dominio e lo spazio web, poche decine di euro l'anno, e vanno intestati a te. La manutenzione (249 €/mese) è una scelta: senza, il sito resta online e resta tuo. Se un preventivo ti chiede un canone mensile per tenere il sito acceso, non stai comprando un sito, lo stai affittando, e il giorno che smetti di pagare va offline.

Se sei ancora indeciso sul formato, il modo più rapido per capirlo è vederlo: su crea il tuo sito rispondi a quattro domande e in due minuti guardi tre versioni vere del tuo sito, col tuo nome e i tuoi colori, navigabili dal telefono. Vederle non costa niente e non impegna a niente.

Se un sito ce l'hai già

Il caso più frequente non è «vetrina o professionale», è «ho una vetrina del 2017 e non so se buttarla». Tre controlli da un minuto: aprila dal telefono e chiediti se compreresti da te stesso; cerca la tua attività su Google e guarda cosa esce; guarda la data dell'ultima modifica. Se anche uno solo dei tre ti mette a disagio, il problema non è il formato, è l'età.

Prima di spendere, puoi fare un controllo gratuito del sito e vedere cosa non va. Rifare una vetrina vecchia costa quanto farla nuova, quindi tanto vale decidere una volta sola e prendere il formato che ti serve davvero fra due anni, non quello che ti basta oggi.

Il sito vetrina non è né morto né un ripiego: è il formato giusto per un'attività con un'offerta compatta e un cliente che deve solo trovarti. Diventa uno spreco quando lo compri per risparmiare sapendo già che ti starà stretto. Fatti le tre domande, conta i segnali, e scegli una volta sola.

Domande frequenti

Si parte dalle informazioni, non dalla grafica: cosa fai, per chi, dove, a che prezzo, come ti si contatta. Poi quattro o cinque pagine, foto tue, testi che rispondono alle domande che ti fanno al telefono, e il collegamento alla scheda Google. La parte tecnica (dominio, spazio web, messa online) è l'ultima e la più semplice.

Sul nome della tua attività e sulle ricerche della tua zona sì, soprattutto se la scheda Google è curata. Su ricerche generiche fatte da chi non ti conosce ancora, poco: con quattro pagine non hai abbastanza contenuto per competere. Se il tuo obiettivo è farti trovare da sconosciuti, serve un sito con più pagine.

Sì, se è costruita su una base tecnica seria: aggiungere pagine e funzioni dopo non butta via quello che hai pagato. Il problema nasce quando la vetrina è un modello preconfezionato: lì crescere significa rifare, e paghi due volte.

Quattro o cinque. Sotto le tre non è un sito, è una pagina singola (e allora tanto vale una landing page, che costa meno ed è pensata per quello). Sopra le sette non è più una vetrina, è un sito professionale: se te ne servono otto, chiedi il preventivo per il formato pieno.

La scheda Google è gratuita e per un'attività di zona porta molti contatti, quindi va fatta comunque. Da sola però non basta in due casi: quando devi spiegare qualcosa di più di orari e recapiti, e quando il cliente vuole verificare chi sei prima di chiamarti. La scheda ti fa trovare, il sito ti fa scegliere.

È morta la vetrina intesa come biglietto da visita statico, messa online e dimenticata. Quella non ha mai funzionato nemmeno quando andava di moda. Una vetrina con informazioni aggiornate, foto vere, prezzi e un contatto facile continua a portare clienti, perché è esattamente quello che cerca chi ti sta già cercando.

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