Formazione

Quanto guadagna un social media manager e chi lo decide

11 minuti di lettura

Una ragazza studia al portatile seduta al tavolino di un bar

Hai cercato una cifra e ne hai trovate dieci diverse. Normale: quasi tutte arrivano da calcolatori automatici, da medie costruite su pochi dati dichiarati dagli utenti, o da pagine di singole aziende con tre segnalazioni di stipendio. Nessuna di quelle fonti è una rilevazione ufficiale, perché per questo mestiere una rilevazione ufficiale non esiste. Qui trovi i tre posti dove la cifra si decide davvero: il contratto che ti applicano se vieni assunto, il conto che fai tu se lavori in partita IVA, e quello che riesci a mostrare quando ti chiedono cosa hai già fatto. In fondo c'è un metodo da venti minuti per arrivare al numero del tuo caso.

Perché non esiste uno stipendio ufficiale per questo mestiere

L'Istat classifica i lavori con la CP2021, in vigore dal 1 gennaio 2023: 813 unità professionali dentro cui ricondurre qualunque professione esistente. Sulla pagina ufficiale c'è una frase che conviene leggere: è una classificazione statistica che «in nessun modo può essere intesa come strumento di regolamentazione delle professioni». Serve a contare, non a stabilire chi può fare cosa e a quale prezzo.

Il social media manager non è una professione ordinistica: non c'è un albo, non c'è un esame di Stato, non c'è un tariffario minimo da rispettare. Chiunque può usare quel nome, ed è il motivo per cui le cifre che girano sono così lontane tra loro: in quella parola ci stanno dentro sia chi pubblica tre post a settimana per una pizzeria, sia chi decide dove vanno migliaia di euro di campagne al mese. Due lavori diversi non stanno nella stessa media.

Le fonti che trovi in cima a Google su questa ricerca sono quasi sempre di quattro tipi, e nessuno dei quattro ti serve per fare un conto:

  • calcolatori che chiedono due dati e restituiscono la media di un database privato, senza dirti su quante persone è calcolata;
  • pagine di portali di annunci con lo stipendio dichiarato da pochi utenti di una singola azienda;
  • articoli di scuole e agenzie, dove una cifra alta aiuta anche a vendere il corso;
  • discussioni su forum e social, utili per capire il clima ma non per trattare.

Se vieni assunto: la cifra la fa il contratto, non il titolo nell'annuncio

Da dipendente il tuo minimo non lo decide la parola «social media manager» scritta nell'annuncio. Lo decidono due cose: quale contratto collettivo applica l'azienda e in quale livello ti inquadra. Lo stesso ruolo, nella stessa città, con le stesse mansioni, può finire sotto contratti diversi a seconda del settore del datore di lavoro: un'agenzia, un'azienda commerciale e uno studio di comunicazione non applicano lo stesso CCNL.

I contratti collettivi nazionali vigenti sono depositati e consultabili nell'archivio del CNEL, con le tabelle delle retribuzioni per livello. Quello è il posto dove verifichi il minimo: una cifra scritta, aggiornata ai rinnovi, non una stima. Un calcolatore ti dà una media di provenienza ignota, il CCNL ti dà il pavimento sotto cui non possono andare. Sapere che un'offerta sta al minimo del livello non vuol dire rifiutarla: al primo impiego può essere giusta. Vuol dire sapere su cosa stai trattando, e che in quell'azienda la crescita passa da un cambio di livello.

Per questo in colloquio ci sono tre domande che valgono più di «quanto si guadagna qui?»:

  1. 1Quale CCNL applicate e in quale livello mi inquadrate?
  2. 2Il rapporto è a tempo indeterminato, determinato, apprendistato o stage retribuito?
  3. 3Quante mensilità sono previste, e c'è una parte variabile legata a quali risultati?

Che contratto ti propongono, e chi fissa il minimo in ognuno

Non esiste un contratto del social media manager. Il mestiere non è una professione regolamentata, quindi non ha un contratto suo né un albo: ti propongono una delle forme ordinarie del lavoro italiano, e quale ti tocca lo decide il datore di lavoro, non il ruolo. La differenza fra una forma e l'altra non è burocratica: cambia chi fissa il tuo minimo e cambia il posto dove vai a verificarlo.

Leggi la tabella al contrario di come si legge di solito. La colonna che conta non è la cifra, è chi fissa il minimo: nelle prime tre righe un pavimento scritto esiste e lo ha messo qualcun altro, quindi tu tratti la posizione sopra quel pavimento. Nelle ultime due il pavimento non c'è, e se non lo fissi tu non lo fissa nessuno al posto tuo.

La forma che inganna più spesso è il tirocinio extracurriculare, perché assomiglia a un lavoro e non lo è: non essendo un rapporto di lavoro subordinato, non c'è un contratto collettivo che fissi la tua retribuzione, e l'indennità minima la stabilisce la normativa della Regione dove si svolge. Prima di accettarlo la domanda utile non è quanto prendo, è cosa toccherò: un tirocinio in cui gestisci un budget pubblicitario con qualcuno che ti corregge ti lascia in mano una competenza che si paga, un contratto a termine in cui pubblichi post scritti da altri no.

Forma del rapportoChi fissa il minimoDove lo verifichiCosa puoi trattare
Tempo indeterminatoLa tabella del CCNL applicato, per il livello in cui ti inquadranoArchivio dei contratti vigenti del CNELIl livello, la parte variabile, le mensilità in più
Tempo determinatoLa stessa tabella dell'indeterminato: la scadenza non abbassa il minimo del livelloArchivio CNELIl livello e la durata
ApprendistatoIl CCNL, che per la durata dell'apprendistato può inquadrarti sotto il livello di destinazioneLa voce sull'apprendistato dentro il tuo CCNL, nell'archivio CNELIl livello di arrivo e il piano formativo
Tirocinio o stage extracurriculareNessun contratto collettivo: l'indennità minima la fissa la tua RegioneLa delibera sui tirocini della Regione dove lavoriLe ore, cosa tocchi davvero, il rimborso spese
Partita IVA o prestazione occasionaleNessuno: il minimo lo fissi tuIl conto della sezione qui sopraTutto, e l'onere di sbagliare il conto è tuo
Le forme con cui ti propongono questo lavoro, e dove verifichi il minimo di ognuna

Se lavori in partita IVA: il conto da fare prima di dire una cifra

La tariffa non si copia da nessuno, si calcola al contrario: si parte dal netto che ti serve ogni mese e si risale.

Il passo 5 è quello che quasi nessuno fa, ed è quello che fa chiudere le partite IVA dopo due anni. Se lavori 40 ore a settimana, fatturabili non sono 40: trovare clienti, fare preventivi, emettere fatture, studiare e rifare un lavoro che non è piaciuto non li paga nessuno. Contare 25 ore fatturabili su 40 è ancora ottimista nel primo anno.

Poi c'è il conto del singolo cliente. Un pacchetto mensile per un'attività locale non è «gestire i social»: è un elenco di ore. Piano editoriale, grafiche, testi, pubblicazione, risposte ai messaggi, report di fine mese. Scrivi quante ore ti porta via ogni voce, moltiplica per la tua tariffa minima e hai il prezzo di partenza. Se il cliente non ci sta, togli delle voci: non si abbassa la tariffa, si riduce il lavoro.

Le campagne a pagamento si contano a parte: lì gestisci soldi di qualcun altro e ne rispondi. Per sapere di che cifre si parla quando un cliente ti chiede un budget, c'è quanto costa la pubblicità su Facebook: sono le somme su cui dovrai decidere, ed è il motivo per cui chi sa fare campagne viene pagato di più.

PassoEsempio
1. Netto che ti serve ogni mese1.500 €
2. Netto che ti serve in un anno18.000 €
3. Aggiungi imposte e contributi con le tue aliquote (chiedile al commercialista)il fatturato necessario sale
4. Aggiungi i costi dell'attività: software, telefono, commercialista, formazione+ i costi veri dell'anno
5. Dividi per le ore fatturabili, non per quelle lavorate25 ore a settimana per 44 settimane, circa 1.100 ore
6. Il risultato è la tua tariffa oraria minimasotto quella cifra stai lavorando in perdita
Dalla cifra che ti serve alla tariffa oraria minima (esempio)

Le quattro cose che spostano la cifra, in ordine di peso

Vale da dipendente e da freelance: queste quattro cose cambiano il compenso più di qualsiasi altra, e nessuna delle quattro è il numero di follower sul tuo profilo.

Guarda l'ordine. Le prime due righe parlano di soldi e di numeri, non di creatività: sono quelle che separano un compenso da esecutore da un compenso da chi decide. Ed è il motivo per cui conviene non fermarsi alla grafica, che è la parte che tutti imparano per prima e quindi quella che sul mercato costa meno.

Sull'ordine in cui imparare queste cose e su cosa ti chiedono di mostrare al primo colloquio, ho scritto come diventare social media manager.

CosaPerché pesaCome la dimostri
Gestire un budget pubblicitarioChi decide dove vanno i soldi porta risultati misurabili in euro, non in likeCampagne tue con obiettivo, spesa e risultato scritti
Leggere i datiSenza numeri il tuo lavoro sembra un costo; con i numeri diventa un investimentoUn report che collega una tua scelta a un risultato
Produrre da solo testi, grafiche e videoSe per ogni contenuto servono un grafico e un videomaker, il costo per l'azienda raddoppiaContenuti pubblicati e fatti da te, in formati diversi
Avere lavori da mostrareChi assume teme di sbagliare persona: i lavori visti togliono il dubbioTre progetti completi, con il problema di partenza e cosa è cambiato
Cosa pesa sul compenso e come si dimostra

Dove si imparano queste quattro cose, se parti da zero

Campagne, dati e produzione dei contenuti, nell'ordine giusto e con qualcuno che corregge: è il buco che i corsi gratuiti non riempiono, perché un video ti insegna lo strumento ma non ti dice se il tuo lavoro va bene. Il Master professionalizzante dell'Academy parte da lì: 37 corsi e circa 460 ore dalle basi fino a Meta Ads, Google Ads, Analytics 4 e agli agenti AI, con 36 progetti corretti con un voto. I progetti approvati, da 60 in su, restano nel tuo portfolio: sono la quarta riga della tabella qui sopra.

Il primo anno costa 1.200 € in un'unica soluzione oppure 100 € al mese per dodici mesi, e si parte con 14 giorni di prova gratuita con accesso completo: se disdici prima della fine non viene addebitato nulla. Dal secondo anno il rinnovo è 499 € l’anno. C'è anche il rimborso del 100% di quanto hai pagato per il primo anno se non trovi lavoro nel digitale entro 6 mesi dalla fine del Master, ma solo a condizioni precise (meno di 30 anni all'iscrizione, Master completato entro 12 mesi con i progetti approvati, almeno 10 candidature al mese documentate): le trovi una per una nelle condizioni.

Primo impiego: cosa ti propongono e cosa chiedere

Al primo impiego la proposta arriva quasi sempre come stage o tirocinio retribuito, apprendistato o tempo determinato. Cambiano la cifra e cambiano le tutele: la prima informazione da avere non è lo stipendio ma il tipo di rapporto.

Nella scheda pubblica del mestiere su Cliclavoro, il portale del Ministero del Lavoro, per questo lavoro non è indicato un titolo di studio obbligatorio. È una buona notizia e una cattiva insieme: nessuno ti sbarra la strada se non hai la laurea, ma nessuno ti riconosce un gradino in più solo perché ce l'hai. Quello che ti differenzia è cosa sai fare e cosa hai da mostrare.

Al primo colloquio queste quattro domande contano più della cifra, perché decidono quanto varrai l'anno dopo:

  • Chi gestisce il budget pubblicitario, io o qualcun altro? Se lo gestisci tu, dopo un anno hai una competenza che si paga.
  • Chi produce grafiche e video: un reparto, un fornitore esterno o io?
  • Quanti clienti o quante pagine seguirò contemporaneamente?
  • C'è qualcuno che rivede il mio lavoro e mi dice cosa non funziona, o imparo da solo?

Come ottenere la tua cifra in venti minuti

Una media nazionale non ti serve: tu non lavori nella media, lavori in una provincia, in un settore, con un certo livello di competenze. Questo è il modo per avere i tuoi numeri.

Alla fine hai due liste: la forchetta vera della tua zona, e l'elenco delle competenze che gli annunci chiedono e che oggi non hai. La seconda lista è il tuo programma di studio, scritto dal mercato del lavoro invece che da una brochure.

  1. 1Apri un portale di annunci e cerca il ruolo nella tua zona. Prendi i primi dieci annunci di aziende vere, scartando quelli delle scuole che cercano iscritti.
  2. 2Per ognuno scrivi tre cose: che tipo di contratto propone, se indica CCNL e livello, quali competenze chiede (solo social, oppure anche campagne, dati, grafica, video).
  3. 3Per gli annunci che indicano contratto e livello, leggi il minimo tabellare nell'archivio dei CCNL del CNEL.
  4. 4Prima del colloquio, al primo contatto, chiedi qual è la forchetta prevista per la posizione. Chi si rifiuta di dirla ti ha comunque dato un'informazione.
  5. 5Se pensi alla partita IVA, fai il conto del paragrafo sopra con le tue cifre e confrontalo con le ore che un cliente tipo ti porterebbe via ogni mese.

La domanda «quanto guadagna un social media manager» non ha una risposta secca perché non è una domanda su un mestiere: è una domanda su cosa sai fare e su chi ti paga. Due persone con lo stesso titolo sul profilo possono stare a distanze enormi, e la distanza non la fa la fortuna: la fanno il budget che gestiscono, i dati che sanno leggere e i lavori che possono mostrare. Fai il conto con i tuoi numeri invece di cercare la media di qualcun altro. E se dal conto esce che ti manca metà delle competenze richieste negli annunci della tua provincia, hai trovato una cosa più utile di una cifra: sai esattamente cosa studiare.

Domande frequenti

Non esiste una rilevazione ufficiale per questo ruolo. Da dipendente la base è il minimo tabellare del livello in cui ti inquadrano, dentro il contratto collettivo che l'azienda applica: lo leggi nell'archivio dei CCNL del CNEL quando sai contratto e livello. Chiedi quei due dati e il tipo di rapporto (stage retribuito, apprendistato, determinato) prima di qualsiasi altra domanda.

No. Non è una professione ordinistica: non c'è un albo e non c'è un tariffario. L'unico minimo scritto riguarda il lavoro dipendente e viene dai contratti collettivi nazionali. In partita IVA il minimo lo stabilisci tu con il conto delle ore fatturabili, e se non lo fai lo stabilisce il cliente al posto tuo.

Nessuno in particolare: il mestiere non è regolamentato e non ha un contratto suo. Ti propongono una delle forme ordinarie, cioè tempo indeterminato, tempo determinato, apprendistato, tirocinio o partita IVA, e quale dipende dal datore di lavoro e non dal ruolo. Quello che cambia con la forma è chi fissa il tuo minimo: nelle prime tre lo fissa il CCNL applicato, nel tirocinio la tua Regione, in partita IVA lo fissi tu.

Nessuno in particolare: a pagare non è la piattaforma ma la responsabilità. Chi gestisce campagne a pagamento e risponde di un budget viene pagato più di chi pubblica contenuti, su qualunque social. Imparare la piattaforma del momento senza saper misurare i risultati non sposta il compenso.

Dipende da quanto hai da mostrare. Il primo anno da dipendente vale perché qualcuno corregge il tuo lavoro e perché lo stipendio arriva anche nei mesi in cui un cliente salta. In partita IVA il compenso per ora può essere più alto, ma devi contare il tempo non fatturabile e i costi fissi. Molti partono assunti e aggiungono clienti propri dopo.

Nella scheda pubblica del mestiere su Cliclavoro non è indicato un titolo di studio obbligatorio. La laurea può aiutare a passare il primo filtro nelle aziende grandi, ma nessun contratto collettivo ti riconosce un livello più alto solo per il titolo: contano l'inquadramento, le mansioni e quello che sai fare.

Puoi chiederlo in colloquio, ed è scritto nella lettera di assunzione e in busta paga. Prima di firmare cerca quel contratto nell'archivio del CNEL e leggi la tabella del livello proposto: in dieci minuti sai se la cifra sul tavolo è il minimo o qualcosa in più.

Chiunque sappia farlo. Non è una professione regolamentata, non esiste un albo e nella scheda del mestiere su Cliclavoro, il portale del Ministero del Lavoro, non è indicato un titolo di studio obbligatorio. Vuol dire due cose insieme: nessuno ti sbarra la strada se non hai la laurea, e nessuno ti paga di più solo perché ce l'hai. Quello che valutano è cosa hai già fatto e sai mostrare.

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